Pasquale Padalino, doppio ex di Fiorentina e Bologna, ex giocatore e oggi allenatore, ci offre una sua riflessione sulla stagione vicina alla conclusione, ultima partita in casa proprio contro i rossoblu all’Artemio Franchi. Parla del lavoro di Palladino, delle difficoltà incontrate, del valore del Bologna e di Italiano, e condivide i suoi pensieri sul futuro della Fiorentina e sulla sua esperienza al Latina. Tra ricordi del passato e speranze per il domani, Padalino ci racconta il suo punto di vista sul calcio e sulla voglia di crescere.
FN: Mister Padalino, cosa pensa della stagione della Fiorentina appena conclusa?
PP: Penso che, tutto sommato, la stagione sia stata abbastanza positiva. Palladino ha saputo mantenere un atteggiamento propositivo nella squadra, con un gioco che cerca sempre di andare avanti e segnare. Certo, non è stato semplice confermarsi dopo la stagione precedente, soprattutto in una piazza così esigente come Firenze. Le difficoltà sono arrivate soprattutto in Europa, dove non si è riusciti a fare quel passo in più che tutti si aspettavano.
FN: Dove si è vista maggiormente la mano di Palladino e quali difficoltà ha incontrato la squadra?
PP: La mano di Palladino si vede soprattutto nell’atteggiamento della squadra. Ha dato continuità a un modo di giocare propositivo, con la ricerca del gioco offensivo e del gol. Questa è una cosa importante, perché spesso nelle conferme si tende a perdere freschezza e coraggio. Le difficoltà sono arrivate però nelle partite decisive, dove la mancanza di esperienza e forse qualche limite tecnico ha impedito di superare certi ostacoli, come in Conference League.
FN: Secondo lei questa Fiorentina ha soddisfatto i tifosi?
PP: Sì e no. Da una parte la squadra ha mostrato carattere e voglia di giocare bene, e questo è piaciuto ai tifosi. Però Firenze è una piazza che ha grandi aspettative e che vuole sempre vedere la squadra lottare per traguardi importanti. La mancanza di un risultato importante in Europa e in alcune partite chiave ha fatto sì che la soddisfazione non fosse completa. C’è voglia di vedere un salto di qualità.
FN: Il Bologna ha vinto la Coppa Italia: come valuta il lavoro di Italiano?
PP: Italiano è un allenatore molto valido, ha dimostrato grande capacità in tutti i club in cui ha lavorato. La vittoria della Coppa Italia con il Bologna è un risultato straordinario, che gli dà ancora più credito. Anche a Firenze aveva fatto bene, e questo successo dimostra che il suo metodo funziona. Cambia il giudizio perché quando vinci un trofeo tutto viene visto in modo diverso, con più rispetto e considerazione.
FN: Lei ha giocato in una Fiorentina solida e combattiva. Oggi ritrova qualcosa di quella mentalità?
PP: Assolutamente sì, nella nostra Fiorentina c’erano campioni d’eccellenza, giocatori con grande esperienza e qualità che facevano la differenza in campo. Oggi vedo una squadra che prova a lottare, ma forse manca ancora quel livello di campioni che possano davvero trascinare la squadra e fare la differenza nei momenti decisivi. È normale che i tempi cambino, ma credo che per tornare ai livelli di un tempo servano giocatori di grandissimo valore.
FN: Come vede il gioco di Italiano rispetto al suo modo di allenare?
PP: Italiano propone un calcio molto aggressivo, intenso e propositivo, con un pressing alto e tanta voglia di dominare la partita. Io, invece, tendo a dare molta importanza all’equilibrio, alla solidità difensiva come base per costruire il gioco. Sono due modi diversi di vedere il calcio, ma entrambi puntano su squadre coraggiose, che non stanno mai a guardare l’avversario. È interessante vedere come si possano ottenere risultati diversi con filosofie differenti.
FN: Su cosa deve lavorare la Fiorentina per migliorare?
PP: La Fiorentina deve lavorare molto sulla chiarezza dei programmi e sulla continuità. Serve una buona programmazione tecnica e una società che investa in modo intelligente. Bisogna puntare a mantenere i giocatori più forti e allo stesso tempo crescere con i giovani. Firenze merita di tornare stabilmente in Europa, e per farlo serve un progetto serio e ambizioso, con pazienza e determinazione.
FN: Come valuta la sua esperienza al Latina e cosa si aspetta dal futuro?
PP: La mia esperienza al Latina non è andata come speravo. Ci sono stati diversi problemi, a volte legati a scelte che sfuggono al campo e alla logica sportiva. Nonostante questo, sono pronto e motivato per iniziare una nuova stagione con un progetto che mi permetta di crescere e di regalare, insieme alla squadra, un sogno sportivo. Il calcio ha bisogno di persone che credano davvero in ciò che fanno e io voglio dare tutto me stesso per questo.


