Una ricerca Demopolis per UPI Toscana rivela il fallimento della riforma: il 52% dei cittadini e l’83% degli amministratori locali la giudicano negativamente. Chiesto il ritorno all’elezione diretta e più risorse per servizi essenziali
A dieci anni dall’introduzione della Riforma Delrio (Legge 56/2014) e della conseguente legge regionale 22/2015, che hanno ridisegnato profondamente il ruolo delle Province italiane, la Toscana si interroga sul futuro di questi enti. I risultati di una nuova indagine condotta da Demopolis per UPI Toscana (Unione delle Province Toscane), presentati oggi a Firenze presso l’Istituto degli Innocenti, offrono un quadro chiaro: la maggioranza dei cittadini toscani ritiene che il ridimensionamento delle Province sia stato un errore.
La ricerca, illustrata dal presidente di UPI Toscana, Gianni Lorenzetti e dal direttore di Demopolis, Pietro Vento, ha analizzato l’opinione di cittadini, stakeholder regionali e amministratori pubblici locali. Il verdetto è netto: il 52% dei cittadini giudica negativamente la riforma, una percentuale che sale all’impressionante 83% tra sindaci e consiglieri comunali. Non solo: per il 72% dei toscani la riforma non ha migliorato la qualità dei servizi pubblici, mentre l’84% degli stakeholder conferma un sostanziale fallimento rispetto agli obiettivi iniziali di risparmio e performance.
Un grido di allarme dai territori: servizi compromessi e urgenza di rappresentanza
“La ricerca conferma quanto noi amministratori viviamo ogni giorno nei territori: senza risorse e competenze adeguate le Province non sono messe in condizione di svolgere pienamente le loro funzioni, fondamentali per la vita delle comunità locali”, dichiara il presidente di UPI Toscana Gianni Lorenzetti.
Lorenzetti sottolinea l’urgenza di un “ripensamento serio e condiviso” dopo dieci anni dalla riforma, evidenziando che “i cittadini chiedono più rappresentanza, più efficienza, più prossimità: e la Provincia, con elezione diretta e un adeguato sostegno economico, può tornare ad essere quel livello intermedio indispensabile tra Comuni e Regione”, afferma il presidente di UPI Toscana.
Tra i temi emersi con maggiore forza dall’indagine, spicca la percezione di un netto peggioramento nella gestione delle strade, nella pianificazione territoriale e nell’edilizia scolastica. Questo ha portato il 60% dei cittadini e il 75% degli amministratori locali a ritenere necessario un ritorno all’elezione diretta dei Presidenti e dei Consigli provinciali, al fine di rafforzarne la legittimazione democratica e il radicamento nei territori.
L’appello di UPI: funzioni chiare, risorse e stabilità
Anche il Presidente di UPI nazionale, Pasquale Gandolfi, ha voluto sottolineare l’urgenza di restituire alle Province un ruolo chiaro e funzioni mirate alla programmazione dei servizi sui territori. “Giornate di confronto come quella di oggi, che vede insieme Governo, Regioni, Province e Comuni, sono essenziali per ricostruire quel quadro di sistema istituzionale che è stato reso fragile dalla Legge 56/14,” ha affermato Gandolfi.
Gandolfi ha lanciato un appello diretto a Governo e Parlamento: “Chiediamo di portare a termine al più presto quegli interventi che si possono fare, anche in questa fase della legislatura, per restituire alle Province funzioni chiare con le risorse necessarie per esercitarle, una governance che assicuri stabilità all’ente e la possibilità di assumere il personale altamente qualificato indispensabile per rafforzare le strutture.”
Inoltre, Gandolfi ha evidenziato il ruolo fondamentale che le Regioni possono giocare in questo processo, annunciando la presentazione di una proposta di legge regionale. Questa iniziativa ha l’obiettivo di “aprire sui territori tavoli di confronto per rivedere le leggi regionali che dieci anni fa hanno dovuto dare attuazione alla Legge 56/14,” riconoscendo che “ci sono funzioni che sono di livello provinciale perché solo a quel livello possono offrire servizi efficienti ottimizzando al meglio le risorse a disposizione.”
Alla luce di questi dati inequivocabili, UPI Toscana ribadisce la necessità di avviare una riflessione pubblica ampia e concreta sul futuro delle Province, superando le logiche emergenziali e restituendo loro un ruolo centrale nella programmazione e nella gestione dei servizi fondamentali per i cittadini.
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