Rosario Pergolizzi , ex calciatore e allenatore, è stato protagonista su molte panchine del calcio italiano, distinguendosi soprattutto nel lavoro con i giovani. Ha guidato settori giovanili importanti, come quello dell’Empoli, contribuendo alla crescita di talenti ora affermati in Serie A. Con lui abbiamo parlato della sfida Fiorentina–Napoli, del ruolo dei vivai e dell’evoluzione dei giovani calciatori.
FN: Mister Pergolizzi, oggi c’è Fiorentina–Napoli: che tipo di partita si aspetta da due squadre che hanno filosofie di gioco diverse?
RP: Mi aspetto una partita equilibrata, combattuta fino alla fine. La Fiorentina e il Napoli hanno filosofie di gioco diverse, ma entrambe possono contare su giocatori di grande qualità, capaci di cambiare il corso della gara con una giocata. In queste sfide spesso contano i dettagli: la capacità di leggere i momenti della partita e la personalità dei singoli nei momenti decisivi.
FN: A Empoli ha avuto ragazzi come Mattia Viti e Jacopo Fazzini: li vede già pronti per scenari di grande livello come quelli che viviamo stasera in Serie A?
RP: Sì, Viti e Fazzini hanno dimostrato di avere non solo qualità tecniche, ma anche personalità per affrontare contesti di alto livello. Quando alleni ragazzi così, capisci subito che hanno qualcosa in più rispetto agli altri. La crescita, però, non è mai immediata: servono continuità e pazienza, oltre alla fiducia degli allenatori. Empoli in questo è un modello, perché sa valorizzare i giovani con investimenti, strutture e un ambiente che li fa crescere senza troppe pressioni.
FN: Che differenza c’è tra crescere in un vivaio “di provincia” come quello empolese e in una realtà come Napoli, che ha più pressione mediatica e tifoseria?
RP: La differenza principale sta nell’ambiente. A Empoli si lavora con più tranquillità, senza l’ansia del risultato immediato, e questo permette ai ragazzi di sbagliare e imparare. A Napoli, invece, la pressione della piazza e dell’ambiente è molto più forte: ci sono grandi aspettative da parte della tifoseria e della stampa, e per un giovane non è semplice reggerle. Allo stesso tempo, se riesci a emergere in un contesto come quello napoletano, significa che hai davvero forza mentale e qualità per fare strada.
FN: Lorenzo Lucca, che lei ha incrociato in Primavera, oggi è al centro del progetto Napoli: che giudizio dà sulla sua evoluzione?
RP: Lucca è un giocatore che ha sempre avuto personalità. In Primavera si intravedevano già le sue qualità, ma oggi è diventato un attaccante molto più maturo. Ha grandi margini di miglioramento perché abbina forza fisica, tecnica e spirito di sacrificio. Credo che l’arrivo di Conte possa rappresentare una svolta importante per lui: è un allenatore che pretende tanto, ma se ti affidi al suo metodo puoi crescere in maniera esponenziale.
FN: Guardando la sfida di stasera, quali giovani potrebbero fare la differenza in campo secondo lei?
RP: Nei grandi appuntamenti spesso non è solo il giovane a fare la differenza, ma l’insieme della squadra. Però se un ragazzo ha personalità, può essere lui a spostare gli equilibri. Penso che potremmo vedere qualche giocata importante da chi ha meno esperienza, perché spesso hanno freschezza e coraggio. In ogni caso, saranno i campioni affermati a guidare la partita nei momenti cruciali.
FN: Lei che conosce bene il lavoro sui ragazzi, quali caratteristiche deve avere un giovane per riuscire a imporsi in piazze calde come Firenze o Napoli?
RP: Deve avere grande forza mentale, perché l’ambiente può esaltarti ma anche metterti alla prova ogni settimana. Oltre alla testa, servono sacrificio quotidiano, qualità tecniche e tattiche e soprattutto capacità di gestire la propria vita professionale. In piazze così è fondamentale non lasciarsi distrarre, restare concentrati sugli obiettivi e avere l’umiltà di lavorare ogni giorno per migliorarsi.
FN: Quanto conta la continuità di impiego e la fiducia degli allenatori per far crescere talenti come Fazzini o Lucca?
RP: Conta tantissimo. Un giovane non può esprimersi al meglio se entra ed esce continuamente dalla squadra. La fiducia dell’allenatore è determinante, perché trasmette serenità e coraggio. Allo stesso tempo, il giocatore deve rispondere con dedizione e con la voglia di credere nel progetto. La crescita è fatta di lavoro quotidiano, di piccoli passi e di tanta pazienza.
FN: Spesso si parla del coraggio di lanciare i giovani: tra Fiorentina e Napoli, quale delle due società secondo lei ha più meriti in questo senso?
RP: Entrambe hanno fatto scelte importanti in passato. Io credo che i giovani vadano sempre fatti crescere senza stress e senza bruciare le tappe. Poi è chiaro che la piazza, la società e gli obiettivi della stagione influiscono. Fiorentina e Napoli sono realtà diverse, ma tutte e due hanno dato spazio a ragazzi interessanti. La differenza la fa la continuità del progetto.
FN: Da tecnico, come valuta l’attuale livello medio del campionato Primavera in Italia rispetto ai suoi tempi in panchina?
RP: Il livello è sempre legato agli investimenti, alle strutture e agli obiettivi dei club. Rispetto al passato c’è più attenzione al settore giovanile, ma bisogna dare tempo ai ragazzi per crescere. Non possiamo pretendere che siano pronti subito: serve pazienza, programmazione e continuità di lavoro. Solo così si creano calciatori in grado di affermarsi in Serie A e nelle competizioni internazionali.
FN: Se dovesse dare un consiglio a un giovane che gioca oggi Fiorentina–Napoli, quale sarebbe?
RP: Direi di essere sempre se stessi, di non avere paura di mostrare la propria personalità. Bisogna credere nelle proprie capacità, senza accontentarsi mai, alzando ogni volta l’asticella. È importante non fermarsi ai complimenti o ai giudizi negativi, ma continuare a lavorare per migliorarsi. La carriera di un calciatore si costruisce giorno dopo giorno, con sacrificio e determinazione.

