Affrico, una Panchina Rossa per non dimenticare: sport e testimonianze contro la violenza di genere

ByGiovanni Buccarelli

Settembre 21, 2025

Un pomeriggio di sport, memoria e riflessione. Ieri all’US Affrico si è svolta la terza edizione dell’evento legato alla Panchina Rossa, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Due tornei femminili – di calcio e basket – hanno fatto da cornice a un incontro ricco di testimonianze e voci autorevoli, moderato dal giornalista Francesco Selvi.

Ad aprire l’iniziativa è stata la presidente dell’Affrico, Valeria Pisacchi, che ha ringraziato i presenti ricordando come, tre anni fa, fu inaugurata la Panchina Rossa all’interno dell’impianto sportivo:

“È inutile parlare di mostri se non si prevengono le azioni dei mostri. La prevenzione, soprattutto con i ragazzi, è fondamentale e le società sportive possono e devono avere un ruolo centrale”.

La prima a prendere la parola è stata Lara, che ha raccontato la sua esperienza di molestie subite sul posto di lavoro, iniziate con avances e sfociate in ritorsioni professionali al suo rifiuto.

A seguire Letizia Perini, che ha condiviso una riflessione personale:

“Un anno fa ho avuto un bambino. Quando ho scoperto che era maschio, pochi mesi dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, ho pensato che sarebbe stato più facile crescere una figlia forte che un figlio capace di accettare un ‘no’”.

Poi la testimonianza di Paola, madre di Michela, vittima di femminicidio, che ha sottolineato l’importanza di saper cogliere i segnali e di non sottovalutarli:

“Mia figlia poteva essere salvata. Suo marito aveva scritto a un amico che l’avrebbe uccisa, ma la polizia è stata chiamata solo all’ultimo messaggio, quando ormai era troppo tardi”.

Tania, rappresentante dell’Associazione Artemisia, ha ricordato come i numeri ufficiali non rendano giustizia al fenomeno:

“Le statistiche non fotografano il sommerso. Molte donne non parlano, non denunciano. Per questo è fondamentale lavorare con i ragazzi”.

Dal mondo del calcio è intervenuto Paolo Mangini, presidente della LND Toscana, che ha ricordato la forza del movimento calcistico: oltre 700 società e 86.000 tesserati solo in Toscana, 11.000 società e 1,2 milioni di tesserati in tutta Italia.

“Il calcio ha una potenza mediatica enorme. Dobbiamo usarla per veicolare messaggi di rispetto e sensibilizzazione”.

L’avvocata Amelia Vetrone ha illustrato le diverse forme di violenza – familiare, stalking, violenze sul lavoro – sottolineando come anche il linguaggio denigratorio possa rappresentare un primo campanello d’allarme.

Sul ruolo educativo dello sport si sono espressi Gianni Taccetti e Alessandra Berchicci, fiduciaria del CONI Firenze:

“Le società sportive devono andare oltre il campo di gioco. È essenziale educare i ragazzi, soprattutto i maschi, al rispetto”.
Alessandra ha inoltre ricordato l’importanza della nuova figura del safeguarding, un referente a cui potersi rivolgere in caso di difficoltà.

Dal mondo del basket è arrivata la voce di Isi Vannucchi, che ha sottolineato il ruolo prezioso di allenatori e istruttrici come punti di riferimento per le ragazze.

Infine, Alice, ex calciatrice e mamma, ha raccontato le difficoltà affrontate durante la maternità, in un periodo in cui non erano ancora previsti tutele e contratti adeguati per le atlete.

A chiudere il pomeriggio, ancora una volta la voce di chi ha vissuto il dolore sulla propria pelle: Massimo, padre di Michela, che ha ribadito come la morte di sua figlia potesse essere evitata con maggiore attenzione e prevenzione.

Un evento intenso e partecipato, che ha unito sport, testimonianze e istituzioni con un messaggio forte: la lotta alla violenza di genere passa dalla prevenzione, dall’educazione dei ragazzi e dal ruolo fondamentale delle società sportive.

Alcune foto dell’evento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *