Il CEART lancia un appello urgente ai politici in Toscana: investire subito su prevenzione precoce, nuovi luoghi di cura e flessibilità sui titoli di studio. “Droga, alcol, azzardo e social sono emergenze non rinviabili”
Le dipendenze rappresentano oggi un’emergenza sociale e sanitaria complessa, che va ben oltre le sostanze classiche per includere social network, gaming, azzardo e farmaci. Per affrontare questa sfida, il CEART (Coordinamento degli Enti Accreditati della Regione Toscana), che rappresenta 22 enti e oltre 640 operatori nel settore, ha presentato ai candidati alle elezioni regionali un manifesto con cinque richieste prioritarie.
L’obiettivo è trasformare le azioni isolate in una vera e propria politica regionale sistematica, mettendo la persona al centro con percorsi personalizzati e aderenti ai bisogni reali.
Le 5 richieste strategiche del CEART per la Regione
Il Coordinamento sottolinea come l’assenza di un intervento politico deciso rischi di portare a una marginalità diffusa e irreversibile, chiedendo che la prevenzione sia considerata un investimento sociale strategico.
1. Prevenzione e coprogettazione sistematica
Si chiede una coprogrammazione e coprogettazione stabile con la Regione per inserire la prevenzione nel piano regionale sulle dipendenze. È fondamentale definire insieme obiettivi evidence-based, coinvolgendo attivamente famiglie, scuola e comunità per costruire relazioni educative solide e misurare concretamente gli esiti sul comportamento dei ragazzi.
2. Cronicità e nuovi luoghi di cura
Per chi soffre di dipendenze croniche e rischia isolamento, è urgente creare un sistema abitativo con diversi livelli di cura, che includa interventi di reinserimento socio-lavorativo e assistenza domiciliare modulata sui bisogni individuali.
3. Integrazione nella sanità territoriale
Le dipendenze devono rientrare a pieno titolo nella riforma della sanità territoriale. Si chiedono percorsi personalizzati gestiti dagli enti accreditati – dal diurno al domiciliare – garantendo la continuità tra la comunità terapeutica e il reinserimento per evitare abbandoni terapeutici.
4. Percorsi alternativi al carcere
Gli operatori ribadiscono che le comunità terapeutiche non sono luoghi di custodia. È necessario riaprire un tavolo regionale per migliorare i percorsi alternativi al carcere, unendo istituzioni e Terzo Settore per garantire un reinserimento efficace e ridurre drasticamente le recidive.
5. Riconoscimento dei titoli di studio professionali
Il problema del settore non è la carenza numerica di personale, ma la mancanza di profili adeguati e riconosciuti. Si chiede un intervento regionale che superi la rigidità normativa, valorizzando l’esperienza sul campo, e che definisca percorsi abilitanti e titoli professionali in collaborazione con l’Università e CEART.

