Storia di speranza a Firenze: neonata di Gaza salvata al Meyer dopo un’intervento per un tumore gigante

ByMargarida Ferreira Rodrigues

Ottobre 21, 2025

Asportata massa di 2 chili in un’operazione eccezionale. Il dramma del padre: “A Gaza non c’è più nulla, voglio una vita diversa per i miei figli”

 

Una storia di speranza emersa dalle tenebre della guerra. Una neonata di soli 28 giorni, nata prematura sotto i bombardamenti a Gaza con un rarissimo e gigantesco tumore, è stata salvata a Firenze. Ricoverata d’urgenza all’Ospedale Meyer, la piccola è stata sottoposta a un intervento chirurgico salvavita ed è ora in fase di decorso postoperatorio.

La sua vicenda è giunta all’attenzione internazionale grazie a un post social di Mosab Abu Toha, scrittore palestinese e Premio Pulitzer, e al successivo interessamento della giornalista Mariangela Pira, attivando un programma di assistenza umanitaria del Governo italiano.

 

Un intervento eccezionale: asportata massa di due chili

La neonata era affetta da un teratoma sacro-coccigeo, un tumore alla base della colonna vertebrale che, nel suo caso, aveva raggiunto dimensioni eccezionali.

“Si tratta di un tumore raro, con un’incidenza di un caso su 40-50mila nati”, ha spiegato il dottor Enrico Ciardini, direttore di chirurgia pediatrica toracica neonatale urologica al Meyer. “Ancor più raro data l’eccezionalità delle dimensioni della massa neoplastica, che pesava quasi tre volte la piccola”, ha aggiunto lo specialista.

L’intervento, durato circa due ore e mezzo, è stato un successo. Prima dell’operazione, la neonata pesava 4,3 chili; dopo l’asportazione della massa di circa due chilogrammi, il suo peso è sceso a 1,5 chili. La piccola prosegue il suo percorso nella terapia intensiva neonatale e le sue condizioni sono state definite “confortanti”.

Il trasferimento, organizzato da una task force del Meyer, è stato possibile grazie all’impegno di una neonatologa italiana, la dottoressa Paoli, partita per Gaza per accogliere la bambina e accompagnarla a Firenze.

 

La voce del padre: “A Gaza non c’è più nulla”

I giovani genitori della piccola, Moataz e Nancy, insieme ai suoi fratellini di 5, 4 e 2 anni, sono ospitati in una struttura della rete di accoglienza del Meyer, supportati da operatori sociali e mediatori linguistici della Fondazione Meyer. Nonostante il miglioramento della figlia, il padre Moataz non nasconde il dramma vissuto e l’incertezza sul futuro. “A Gaza la situazione era molto brutta, eravamo sotto il bombardamento… eravamo sempre spaventati e ci spostavamo da un posto all’altro affinché mia moglie partorisse”, ha raccontato Moataz.

Il padre ha espresso ai giornalisti un profondo dolore per la sua terra e la volontà di non tornare: “Gaza è la mia terra, le voglio molto bene, è la mia radice, però dopo tutto quello che abbiamo passato non abbiamo acqua potabile, non abbiamo cibo, non abbiamo nulla. Mio figlio Faris ora più o meno ha 6 anni e non ha mai visto una scuola. La Gaza che conosco non c’è più, non c’è più nulla. Io ho appena visto la vita, un altro paese, una vita diversa, e io voglio che i miei figli facciano una vita migliore di quella che abbiamo passato lì”.

La storia della neonata di Gaza diventa così un potente simbolo della dedizione medica in tempi di crisi e un drammatico monito sulle conseguenze umane e sociali dei conflitti.

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