L’Ordine dei Medici di Firenze interviene duramente dopo l’aggressione al Pronto Soccorso di Empoli. Il Presidente Dattolo chiede “risposta ferma e coordinata”, rafforzamento dei protocolli con le Forze dell’Ordine e un’azione culturale per ristabilire la fiducia
Il clima di crescente violenza negli ospedali ha raggiunto un nuovo picco con la recente aggressione avvenuta al Pronto Soccorso di Empoli, dove sono stati feriti un infermiere e un addetto alla sicurezza. Un episodio che ha suscitato la ferma condanna dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Firenze.
Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine, ha definito il fatto “gravissimo” e ha espresso la massima solidarietà alle vittime. “Colpire un operatore sanitario o una guardia giurata significa colpire l’intero sistema di cura e, in definitiva, tutti noi cittadini”, ha dichiarato Dattolo.
La richiesta di interventi strutturali e pene certe
Secondo l’Ordine dei Medici di Firenze, il fenomeno non può più essere trattato come una semplice emergenza, ma richiede interventi strutturali e coordinati per garantire una sicurezza reale negli ambienti di lavoro.
Dattolo ha individuato due direzioni chiave per l’azione:
- Rafforzamento operativo: “È indispensabile rafforzare i protocolli d’intesa tra aziende sanitarie e forze dell’ordine per consentire interventi tempestivi in caso di aggressioni”.
- Certezza della pena: assicurare che “le pene previste per chi colpisce personale sanitario vengano effettivamente applicate, come deterrente e segnale di tutela per tutta la categoria”.
Il Presidente ha inoltre rivolto un ringraziamento all’Arma dei Carabinieri per il tempestivo intervento e l’arresto dell’aggressore.
L’appello culturale: ristabilire il rispetto reciproco
Oltre alle misure normative e organizzative, l’Ordine sottolinea la necessità di un cambiamento profondo a livello sociale. “Serve una vera azione culturale, capace di ricostruire un clima di fiducia tra paziente e personale sanitario”, ha concluso Dattolo. “I medici, gli infermieri e gli operatori non sono controparte dei cittadini, ma loro primi alleati. Solo ristabilendo questo legame reciproco si potrà prevenire la violenza e garantire la serenità necessaria a curare bene”.

