SCRITTRICE SICULO/FIORENTINA CONQUISTA IL TERZO PREMIO
A “LE SFUMATURE LETTERARIE DI PINOT NOIR”
Voghera, 25 ottobre 2025
ANTONELLA ANNIOTTI MAGISTRO D’ISANTO
“RACCONTI AD ALTO CONTENUTO ALCOLICO”


Antonella Anniotti Magistro D’Isanto racconta Gepi Faranda. Quando la terra insegna la pazienza e il vino racconta la memoria, può accadere che una vignaiola decida di scrivere un libro. È quello che ha fatto Antonella, con il suo volume dedicato a Gepi Faranda, pilota siciliano morto in pista nel 1960 e parente dell’autrice. Il libro è stato presentato per la prima volta a Patti, lo scorso 21 giugno, nella cornice di Villa Pisani.
Ha partecipato inoltre alla 1° edizione del concorso “50 Sfumature letterarie di Pinot Noir” che si è tenuto a Voghera il 24 ottobre, un evento che celebra questo vino con concorsi come il “Premio Miglior Sommelier di Pinot Noir” e premi per un concorso letterario. conquistando il 3° premio. L’evento è nato per promuovere il Pinot Noir da diverse zone, con focus sull’Oltrepò Pavese.


Per chi conosce Antonella come vignaiola appassionata, sensibile custode della tradizione e dell’innovazione in campo enologico, questa nuova impresa può sembrare una deviazione insolita. In realtà è un altro modo per coltivare le radici. Perché questo libro — “Gepi Faranda. Non solo per i tuoi occhi” — è, prima di tutto, un atto di riconciliazione con la memoria e con la propria identità, un gesto di amore per non perdere il ricordo di un uomo straordinario, che merita di essere conosciuto e apprezzato.
Gepi Faranda, morto a trent’anni durante una gara automobilistica a Modena, è stato pilota, costruttore, inventore e uno spirito libero che, in contrasto con i disegni della famiglia che lo voleva con un titolo accademico e un impegno politico come tradizione familiare, ha preferito allontanarsi dal confortevole e agiato stile di vita familiare per inseguire i suoi sogni: la meccanica, la velocità e l’innovazione. Nella tasca della sua tuta, fu ritrovato un testamento scritto il 24 dicembre 1957, nel quale donava il suo corpo alla scienza, gli occhi alla medicina e ne autorizzava il trapianto. Un gesto straordinario per l’epoca, e nel 1960, alla sua tragica fine, due persone, grazie a questo gesto che commosse l’Italia, hanno acquisito il dono della vista.

«Scrivere questo libro è stato un viaggio emotivo potentissimo», racconta Antonella. «Non ho mai conosciuto Gepi, ma sentivo che la sua storia mi chiamava. Per una serie di fatti e situazioni familiari, era necessario alzare il velo di Maia su alcuni eventi, ho sentito il bisogno di raccontare chi fossimo, chi fossi».
Il libro nasce da una ricerca appassionata tra archivi, scatole polverose, foto sbiadite, comunicati stampa e racconti dimenticati, e oggi restituisce la figura di un uomo gentile, solitario, brillante, eppure dimenticato. Per lui, oggi, ci sono scuole, piazze e stadi, campi sportivi, che portano il suo nome, ma pochi ormai ricordano il motivo delle titolazioni.
Il 21 giugno scorso il libro è stato presentato a Patti, presso la biblioteca comunale a Villa Pisani, con un evento speciale, alla presenza delle istituzioni, di appassionati di motorsport e con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Superiore Borghese-Faranda – corso manutenzione e riparazione autoveicoli – i quali leggeranno alcuni brani del libro e renderanno così onore a un uomo che nell’ auto ha investito i suoi sogni e la sua vita. Un cerchio che si chiude e che, forse, si riapre per nuovi lettori, nuove memorie, nuove piste da percorrere.


Il libro ha voluto rendere omaggio a quest’uomo straordinario; alla presentazione a Patti, il 21 giugno, davanti a un pubblico numeroso i lavori sono cominciati con le struggenti note dell’intermezzo della Cavalleria Rusticana che evocavano la Sicilia del sole, della malinconia, della tragedia che sovrastava gli animi degli astanti.
Come ci dice Antonella: In quell’atmosfera, ho sentito che la mia storia e quella di Gepi si sono sfiorate: entrambe, in modi diversi, abbiamo scelto di non arrenderci, di restare fedeli a chi siamo e fare ciò che amiamo. Oggi porto avanti percorsi di formazione e continuo a scrivere, seguito a raccontare la vita con lo stesso rispetto con cui un tempo accarezzavo i grappoli maturi.
Il mio secondo lavoro, “Ricordi ad alto contenuto alcolico”, nasce proprio da questo intreccio: il vino come metafora dell’esperienza, del tempo che affina, del dolore che può diventare profondità. Il cambiamento non è mai una sconfitta. È una vendemmia diversa, più interiore, dove ogni parola è un chicco d’uva che racchiude la memoria di ciò che siamo stati: non molliamo ci strizzano e viene fuori il prodotto di ciò che possiamo ancora diventare.
