L’ultimo Rapporto Clusit rivela un’escalation anomala: l’Hacktivism (54%) supera il Cybercrime. L’ambito governativo-militare è il più colpito, con i trasporti e la logistica in crisi di approvvigionamento
L’Italia è sempre più un bersaglio privilegiato della guerra cibernetica. Secondo l’ultimo allarmante Rapporto Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica), nel primo semestre del 2025 il 10,2% dei cyberattacchi gravi a livello mondiale ha colpito l’Italia, un dato in costante crescita e “anomalo” rispetto alla dimensione demografica e al PIL del Paese.
L’escalation è netta: si è passati dal 3,4% del 2021 al 9,9% del 2024, fino all’attuale 10,2%.
Difesa e hacktivism: i nuovi fronti
La minaccia non è più rappresentata principalmente dal tradizionale cybercrime (finalizzato al furto di dati o denaro), ma dall’hacktivism a sfondo politico/sociale, che si attesta al 54% del totale, superando per la prima volta i crimini finanziari (46%).
- Settore governativo-militare (difesa): l’ambito più colpito è quello strategico: il 38% del totale degli attacchi è diretto al settore governativo-militare, registrando una crescita esponenziale del 600% su base annua.
- Origine degli attacchi: i ricercatori Clusit ipotizzano che le azioni dimostrative di hacktivism siano “probabilmente sabotaggi coordinati da strutture governative russe”.
Luca Bechelli del Comitato Direttivo Clusit avverte: “In proporzione al dato globale la percentuale di incidenti realizzati verso l’Italia risulta anomala… il che rappresenta uno svantaggio competitivo per il Paese”.
Crisi delle filiere: trasporti e manifatturiero in pressione
Il bersaglio degli hacker si sta spostando anche verso settori nevralgici per l’economia:
- Trasporti e logistica: rappresentano il 17% degli attacchi totali. In soli sei mesi, gli incidenti in questo comparto hanno superato di oltre una volta e mezza il numero registrato in tutto il 2024. L’obiettivo sarebbe quello di “mettere in crisi interi comparti” limitando l’approvvigionamento e la distribuzione.
- Manifatturiero: colpito dal 13% degli incidenti in Italia (contro l’8% a livello globale), confermando una vulnerabilità specifica per il tessuto industriale italiano.
Trend globale: aumentano frequenza e gravità
A livello mondiale, la situazione è altrettanto critica:
- Frequenza: nei primi sei mesi del 2025 sono stati rilevati 2.755 incidenti gravi, con una crescita del 36% rispetto al semestre precedente. La media è di 15 incidenti gravi al giorno.
- Gravità: l’impatto medio stimato è stato giudicato “critico” o “elevato” nell’82% dei casi (era solo il 50% nel 2020).
Anna Vaccarelli, presidente di Clusit, lancia un monito: “La difficoltà crescente nel difendersi porta a un aumento significativo dei rischi e, se questa tendenza dovesse consolidarsi, il problema rischia di espandersi coinvolgendo tutto il sistema organizzativo, industriale e sociale”.

