Violenza di genere: l’OMS Europa lancia l’allarme – Milioni di donne senza assistenza medica e psicologica

ByMargarida Ferreira Rodrigues

Novembre 20, 2025

Il 28,6% delle donne subirà violenza fisica o sessuale nella vita. Un rapporto critico evidenzia che i sistemi sanitari in molti Paesi non garantiscono servizi essenziali alle vittime, spesso violando autonomia e riservatezza

 

La violenza contro donne e ragazze ha raggiunto “livelli critici” nella Regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dove milioni di vittime non hanno accesso a servizi medici e psicologici essenziali. Lo rivela un rapporto dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, che denuncia come i sistemi sanitari stiano spesso “abbandonando le vittime nel momento di maggiore vulnerabilità”.

Secondo le stime dell’OMS, ben il 28,6% delle donne e delle ragazze dai 15 anni in su subirà violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita.

Servizi sanitari insufficienti e violazione della riservatezza

Nonostante gli impegni politici, il rapporto evidenzia una grave carenza nell’assistenza. Il Direttore dell’OMS Europa, Hans Henri P. Kluge, ha sottolineato che i sistemi sanitari sono spesso il primo e unico punto di contatto per le vittime, ma gli impegni politici non si traducono in un’assistenza sicura e accessibile.

Una delle criticità più gravi è la pratica, riscontrata nel 32% dei Paesi, in cui gli operatori sanitari denunciano i casi di violenza domestica o del partner alla polizia senza il consenso delle vittime adulte. L’OMS sconsiglia fortemente questa pratica, poiché “viola l’autonomia delle vittime, la riservatezza e scoraggia le donne dal cercare aiuto”.

Il contesto italiano e l’appello di una sopravvissuta

Il documento non fornisce dati dettagliati per i singoli Paesi, riflettendo la forte eterogeneità della Regione (che include anche l’Asia centrale). Tuttavia, per l’Italia, viene evidenziato che il 5,4% delle donne ha subito qualche forma di violenza dal proprio partner nell’ultimo anno.

Melanie Hyde, coordinatrice del rapporto e sopravvissuta a sua volta, ha lanciato un appello all’azione:

“Come persona che ha lavorato a stretto contatto con le vittime per molti anni, […] so quanto sia fondamentale che ogni parte del sistema sanitario risponda con compassione e competenza“.

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