Il progetto EpiWE dell’ISS indaga come la violenza influenzi l’attività dei geni (epigenetica). Risultati allarmanti: il 32% delle vittime è ad alto rischio di subire nuovamente abusi. Studio esteso anche ai minori che assistono a violenza
La violenza di genere, sia essa fisica o psicologica, lascia segni indelebili non solo nella mente delle vittime, ma anche nella loro biologia più profonda. Il progetto di ricerca EpiWE (Epigenetica per le donne), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sta indagando le “cicatrici” molecolari lasciate dalla violenza, dimostrando che oltre la metà delle donne colpite sviluppa gravi disturbi psichici a distanza di anni.
I dati chiave sulle conseguenze a lungo termine
I risultati preliminari, basati sull’analisi di 76 vittime reclutate principalmente in Lazio, Lombardia, Campania, Puglia e Liguria, mostrano un quadro clinico allarmante:
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Disturbi post-traumatici (PTSD) gravi: oltre la metà delle vittime presenta PTSD (27%) o PTSD complesso (28,4%)
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Depressione: Il 23% delle vittime presenta sintomatologia depressiva
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Rischio di recidiva: il 32% delle donne è ad alto rischio di subire nuovamente violenza
La ricerca ha inoltre evidenziato che nella stragrande maggioranza dei casi (90%), la violenza (che include forme sessuali, fisiche, psicologiche ed economiche) è ripetuta nel tempo, e l’aggressore è il coniuge o partner nel 71% dei casi.
L’epigenetica: come la violenza modifica l’attività dei geni
Il cuore del progetto EpiWE è l’analisi delle “cicatrici epigenetiche” sul DNA, impronte molecolari che non alterano la sequenza genetica, ma ne modificano la funzionalità o l’espressione.
Simona Gaudi, responsabile del progetto per l’ISS, spiega l’importanza di questa scoperta:
“La violenza domestica lascia tracce epigenetiche che modificano l’espressione dei geni, cioè la loro attività… Studiare queste modificazioni potrebbe permetterci di predire gli effetti a lungo termine della violenza e sviluppare interventi preventivi personalizzati prima che insorgano patologie croniche”.
Estensione ai minori: violenza assistita e PTSD
Grazie a una collaborazione con la Regione Puglia, il progetto è stato esteso ai minori che hanno assistito alla violenza in famiglia (progetto ESMiVA).
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Impatto traumatico: quasi l’80% dei minori (campione di 26 bambini e adolescenti di 7-17 anni) ha vissuto l’aver assistito a violenze fisiche come un evento traumatico
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Conseguenze psichiche: sono stati identificati diversi casi di PTSD e depressione
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Aggressore: nel 92,3% dei casi l’aggressore è il padre
L’urgenza di interventi integrati
I risultati di EpiWE e dei primi dati EpiCHILD (lo strumento digitale sviluppato per i minori) confermano l’urgente necessità di:
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Screening sistematici: nelle strutture sanitarie e nei servizi sociali
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Interventi multidisciplinari integrati: tra sanità, scuola e servizi sociali
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Protocolli personalizzati: basati su evidenze scientifiche per la prevenzione
Lo studio proseguirà con follow-up programmati, ponendo le basi per la ricerca futura sul delicato tema del trauma transgenerazionale.

