Il Report OMS/ECDC 2025 evidenzia che il 54% delle infezioni in Europa è scoperto in fase avanzata. In Italia 2.379 nuovi casi nel 2024. Infettivologi: “La prevenzione è semplice, ma il sommerso è ancora altissimo”
La lotta contro l’HIV in Europa e in Italia si trova di fronte a un ostacolo cruciale: il ritardo diagnostico. Secondo il report “Hiv/Aids surveillance in Europe 2025” (basato sui dati del 2024), realizzato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), ben oltre la metà (54%) delle diagnosi in Europa, e il 48% nell’area UE/SEE, arrivano quando l’infezione è già in fase avanzata.
Questo ritardo impedisce un trattamento ottimale e alimenta una “crisi silenziosa”, come definita da Hans Henri P. Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Oms.
I numeri del 2024 e le cifre sottovalutate
Nel 2024 sono stati registrati 24.164 nuovi casi di HIV nei Paesi dello Spazio Economico Europeo. Sebbene i dati mostrino un lieve calo rispetto al 2023, gli esperti invitano alla cautela:
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Tasso di positività: 5,3 ogni 100.000 abitanti.
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Diagnosi tardive: più frequenti tra gli uomini eterosessuali, i tossicodipendenti e la popolazione anziana.
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Dati distorti: il calo potrebbe non riflettere una vera riduzione epidemiologica, ma essere “falsato” dal recupero dei test e dai ritardi di segnalazione post-pandemici.
Italia fuori strada dagli obiettivi UNAIDS
Anche in Italia la situazione è di “stabilità” ma con criticità importanti. Nel 2024 sono state registrate 2.379 nuove diagnosi (4 per 100 mila residenti), un dato lievemente inferiore al 2023.
Gli infettivologi lanciano l’allarme:
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Cristina Mussini (Vicepresidente Simit): “L’avere a disposizione la PrEP (Profilassi Pre-Esposizione) e il ‘treatment as prevention’ dovrebbero condurre verso una diminuzione più marcata. Invece il virus continua a circolare soprattutto tra i giovani, mentre fatichiamo a far emergere il sommerso“.
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Davide Moschese (Infettivologo, Milano): “Siamo ancora fuori strada” rispetto ai target UNAIDS per l’azzeramento dell’epidemia entro il 2030, a causa della “non applicazione degli aggiustamenti standard per i ritardi di segnalazione…”.
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Sandro Mattioli (Presidente Plus Aps): “Il problema dell’Italia è che c’è un numero troppo alto di diagnosi tardive e, in aggiunta, non facciamo sostanzialmente niente per evitarlo”.
Migranti: un focus in crescita con il 55% dei nuovi casi e diagnosi in ritardo
Il report congiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) evidenzia che nel 2024 le persone nate fuori dal Paese di residenza (migranti) costituivano il 55,7% dei casi di infezione da HIV di origine nota nell’area europea. Questa percentuale è aumentata del 45,4% nel periodo 2015-2024.
Il contagio avviene in Europa
Un dato fondamentale e allarmante emerso dal report è che molte persone migranti, anche quelle provenienti da regioni ad alta endemicità del virus, contraggono l’HIV dopo il loro arrivo nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo (UE/SEE).
Disparità sanitarie e raccomandazioni
Il report sottolinea anche che i migranti, rispetto alle popolazioni non migranti in Europa, sono a maggiore rischio di:
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Sviluppare l’AIDS (a causa della diagnosi tardiva).
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Interrompere il trattamento o non seguire i follow-up.
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Non raggiungere la soppressione virale.
Queste disparità sono particolarmente accentuate tra i migranti provenienti dalla regione africana.
Le misure urgenti richieste da OMS ed ECDC
Per arginare questo fenomeno e garantire la salute pubblica, le agenzie internazionali hanno formulato chiare raccomandazioni ai Paesi europei:
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Migliorare l’accesso ai test: sviluppare e ampliare strategie per i test dell’HIV e garantire un rapido accesso alle cure.
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Campagne mirate e non stigmatizzanti: implementare campagne di prevenzione e informazione mirate e non stigmatizzanti all’arrivo o subito dopo per i nuovi residenti.
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Valutazioni sanitarie di routine: offrire il test dell’HIV come parte delle valutazioni sanitarie di routine per i nuovi arrivati.
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Servizi personalizzati: fornire servizi di salute sessuale continui, culturalmente e linguisticamente personalizzati (inclusi autotest, test comunitari e inizio della terapia antiretrovirale rapida, indipendentemente dallo status legale).

