L’undicesima edizione del Gender Gap Report 2025 dell’Osservatorio JobPricing, realizzato con IDEM | Mind the Gap, fotografa con precisione un divario che in Italia si riduce, ma troppo lentamente per poter parlare di cambiamento.
In Italia, le donne iniziano a “guadagnare davvero” solo dal 27 gennaio: simbolicamente, 27 giorni di lavoro gratis.
Il divario è tutto fuorché simbolico: nel settore privato il gender pay gap è pari al 7,2% sulla RAL (circa 2.300 euro annui in meno) e all’8,6% sulla RGA (2.900 euro). La componente variabile, quella che premia performance e responsabilità, arriva a superare il 27%. Perché a quanto pare chi porta il caffè vale più di chi chiude i deal.
Nel confronto internazionale il quadro non migliora: l’Italia è 85ª nel Global Gender Gap Index del World Economic Forum, ultima tra i grandi Paesi UE sul fronte lavoro (117ª per partecipazione economica). Nell’EIGE Gender Equality Index totalizza 69,2 punti, solo 14ª su 27.
Istruzione top, carriere flop: il paradosso rosa
Le donne studiano più degli uomini. Molto di più. Nel 2024 rappresentano circa il 60% dei laureati, ma il rendimento di questo capitale umano si disperde lungo il percorso. Oltre l’80% delle laureate è concentrato nelle discipline umanistiche e sociali; nelle STEM la quota femminile si ferma al 40,9%, mentre nell’AI workforce scende a circa un quarto. Risultato: algoritmi progettati prevalentemente da uomini che continuano a replicare bias maschili, penalizzando CV e percorsi femminili. Il pregiudizio, oggi, è incorporato nel codice.
Il mercato del lavoro conferma il cortocircuito: l’occupazione femminile è al 53,4%, contro il 71,4% maschile, con un gap di 18 punti, quasi il doppio della media europea. Le inattive sono 7,8 milioni, e il 72% indica il lavoro di cura come causa principale. La maternità resta una child penalty strutturale, capace di azzerare carriere e salari.
Nei ruoli decisionali il “soffitto di cristallo” assomiglia sempre più a un labirinto: le donne sono solo il 19% dei dirigenti, il 31% dei quadri. Nei consigli di amministrazione delle società quotate raggiungono il 43%, ma solo il 16,9% ha ruoli esecutivi e appena il 2,3% è amministratrice delegata.
Pay gap: 27 giorni gratis e la penisola della meritocrazia smarrita
Il divario cresce con l’età e la seniority: nella fascia dei 55–64 anni supera il 12%. Alcune funzioni raccontano meglio di altre il problema: vendite (24,4%), amministrazione-finanza-controllo (21%), HR (19,8%). Settori femminilizzati, ma sistematicamente sottopagati.
Paradosso nel paradosso: tra i laureati il gap sale al 18,5%, mentre tra i non laureati è più contenuto. Il premio della laurea, per le donne, si dimezza. Non a caso la sovraistruzione femminile raggiunge il 38,1%: più titoli, meno ritorno.
La percezione segue i numeri. La soddisfazione retributiva media delle donne è di 3,6 su 5, contro il 4,5 degli uomini. Le fratture più profonde riguardano l’equità e la meritocrazia. Non sorprende che le donne attribuiscano maggiore valore allo smart working (+16 punti) e al purpose (+10): se il salario è un miraggio, almeno il tempo e il senso devono essere reali.
Da suffragette a carriere invisibili
Un secolo fa Emmeline Pankhurst si incatenava ai cancelli per il diritto di voto. Nel 2026 le donne italiane si incatenano a un sistema che dà per scontato il loro lavoro di cura, skills e capacità e ne scarica il costo sulle carriere.
Le lauree aumentano ,ma i ruoli decisionali restano chiusi. La tecnologia avanza, ma i bias restano. Il problema non è solo economico: è culturale e strutturale. Il gender pay gap è la punta dell’iceberg; sotto c’è la distribuzione del potere.
Trasparenza o multa: l’Europa alza il volume
La Direttiva UE 2023/970, che dovrà essere recepita entro il 7 giugno 2026, obbliga le aziende a rendere trasparenti i salari, i criteri di progressione e i divari superiori al 5%. L’Italia è in ritardo. Le imprese, spesso impreparate. Ma una cosa è certa: misurare è il primo passo per cambiare.
Secondo i dati europei, le donne nell’UE lavorano 15 mesi e 18 giorni per guadagnare quanto un uomo in un anno. In Italia il divario occupazionale resta quasi doppio rispetto alla media dell’UE. Senza un riequilibrio del lavoro di cura — oggi 5 ore al giorno per le donne contro 2 per gli uomini (OCSE) — la parità resterà uno slogan.
Pink branding, blue money.
Pink power o pink poverty?
Non servono slogan, né mimose aziendali. Servono salari equi, carriere accessibili e leadership responsabili.
Le donne non chiedono carità. Chiedono equità.
Mancano 36 giorni all’8 marzo. Ma l’8 marzo, se vogliamo essere seri, è tutti i giorni.
Fonti e approfondimenti
- Gender Gap Report 2025 – Osservatorio JobPricing / IDEM
- EIGE – Gender Equality Index 2025, EU Summary
- ASviS – Gender Pay Gap in Italia 2025
- The Parliament Magazine – EU Women Pay Gap 2025

