Violenza giovanile: l’allarme degli psicologi – “L’età si abbassa, non basta vietare: serve ascolto”

ByMargarida Ferreira Rodrigues

Febbraio 17, 2026

Maria Antonietta Gulino (Ordine Psicologi Toscana): “I soli controlli alimentano la sfiducia. Per contrastare il bullismo e i modelli patriarcali dobbiamo ricostruire la cultura della relazione”

 

Non è solo una questione di sicurezza, ma di salute psicologica e di modelli culturali. Di fronte all’escalation di episodi di bullismo e violenza che vedono protagonisti ragazzi sempre più giovani, la risposta non può limitarsi a divieti e sorveglianza. A lanciare l’allarme è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale (CNOP).

Secondo la dottoressa Gulino, la strategia del solo controllo rischia di essere controproducente: “Trasmette ai ragazzi un messaggio di sfiducia che rafforza le dinamiche oppositive. Se prevale il divieto si costruisce paura; se prevale la relazione si costruiscono responsabilità e autoconsapevolezza”.

L’allarme: bambini e preadolescenti più fragili

Uno dei dati più preoccupanti evidenziati dalla presidente è il netto abbassamento dell’età dei protagonisti di questi episodi. Bambini e giovanissimi si trovano immersi in contesti iperstimolanti ma spesso privi degli strumenti necessari per gestire le emozioni.

“Le competenze emotive si costruiscono nelle relazioni quotidiane. Se queste sono fragili o frammentate, regolare rabbia, frustrazione e conflitto diventano un’impresa difficile per un preadolescente”, spiega Gulino.

Il peso del patriarcato e della spettacolarizzazione

L’analisi si sposta poi sui modelli di genere e sulla violenza sessuale o di branco. Gulino punta il dito contro una cultura patriarcale ancora radicata, dove la mascolinità viene associata al dominio e alla forza. A questo si aggiunge la spettacolarizzazione della violenza nei media, nei social e nei videogiochi:

  • Modelli tossici: la forza come unica via di affermazione.

  • Banalizzazione: il linguaggio violento nei media rischia di normalizzare comportamenti aggressivi nella realtà.

  • Senso critico: l’obiettivo non è demonizzare il digitale, ma accompagnare i giovani nello sviluppo di uno sguardo consapevole.

Il progetto “AscoltaMi”: una risposta concreta

Sul piano istituzionale, una luce arriva dal progetto “AscoltaMi”, recentemente approvato in Conferenza Stato-Regioni. Il piano mette al centro il benessere psicologico degli studenti attraverso la piattaforma ministeriale Unica.

Per il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, si tratta di un segnale fondamentale: portare i professionisti direttamente dove i ragazzi vivono la loro quotidianità — la scuola — per intercettare il disagio prima che si trasformi in violenza.

I punti chiave per una prevenzione efficace:

  • Relazione vs Divieto: sostituire la logica della paura con quella della responsabilità.

  • Educazione emotiva: insegnare a gestire i conflitti fin dalla scuola primaria.

  • Lavoro culturale: scardinare i modelli di “mascolinità tossica” che alimentano il bullismo.

  • Presidio psicologico: utilizzare strumenti come il progetto AscoltaMi per un supporto immediato.

 

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