Avis Toscana, boom di donne al vertice: le presidenti sono triplicate

In vent’anni le sezioni guidate da donne passano dal 13% al 31%. Claudia Firenze: “Il volontariato abbatte i soffitti di cristallo”

 

Non è solo una questione di solidarietà, ma di leadership. In vent’anni, la presenza femminile ai vertici di Avis Toscana è quasi triplicata, segnando un cambiamento culturale profondo nel tessuto del volontariato regionale. I dati, emersi durante il Forum Donne organizzato a Pisa, scattano l’istantanea di un’associazione che corre verso la parità.

I numeri della svolta: dal 13% al 31% di presidenti

Il confronto tra il 2005 e oggi rivela una crescita costante in tutti i livelli dell’organizzazione:

  • Presidenze locali: le donne alla guida delle sezioni Avis sono passate dal 13% al 31%.

  • Cariche dirigenziali: balzo dal 26% al 35%.

  • Donatrici: la quota rosa tra chi dona sangue è salita dal 33% al 38%, con un primato femminile assoluto nella fascia giovane (18-25 anni).

“Il ruolo delle donne è fondamentale. Costruiamo ogni giorno la strada verso una parità effettiva, partendo proprio dal nostro settore”, ha dichiarato la presidente regionale Claudia Firenze.

Il “paradosso” del volontariato: più costanti, ma frenate dai carichi di cura

Dall’analisi presentata al Cinema Lumière emerge un dato significativo: le donne sono più costanti. In Toscana, 4 volontari su 10 sono donne, ma la loro partecipazione è più sistematica rispetto a quella maschile.

Tuttavia, resta un ostacolo generazionale. Se tra le studentesse il numero di volontarie supera quello dei maschi, la presenza femminile cala drasticamente nelle fasce adulte. La causa? Il peso dei carichi di cura e la precarietà lavorativa, temi toccati anche dall’assessora regionale Alessandra Nardini e dal sottosegretario Bernard Dika.

“Avis è un esempio di soffitti di cristallo infranti, ma dobbiamo occuparci delle disuguaglianze che ancora gravano sulle spalle delle donne, come la gestione della famiglia e le condizioni di lavoro”, ha commentato Nardini.

Oltre i numeri: medicina di genere e diritti

Il Forum non è stato solo un bilancio statistico, ma un confronto a tutto tondo su:

  • Medicina di genere: l’intervento di Mojgan Azadegan ha ricordato l’importanza di diagnosi e terapie differenziate.

  • Corpo e diritti: la pioniera degli studi di genere Linda Laura Sabbadini ha evidenziato come l’Italia sia ancora in fondo alle classifiche europee per l’occupazione femminile.

  • Cultura: i monologhi di Katia Beni sul body shaming e di Silvia Frasson hanno dato voce alle sfide quotidiane del femminile.

Un modello per il nuovo welfare

Per il sottosegretario Dika, Avis rappresenta un “laboratorio di democrazia”. L’obiettivo ora è trasformare l’energia del volontariato in politiche strutturali, affinché l’impegno delle donne non sia più una “supplenza” alle carenze dello Stato, ma il motore di un nuovo welfare regionale.

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