Donne e cooperative: in Toscana sono il 61%, ma resta il gender gap

Fabrizia Fagnoni (Confcooperative): “Modello vincente per la conciliazione e l’innovazione, ma serve una riforma del welfare per abbattere il divario salariale”

 

In Toscana, la cooperazione parla al femminile. In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale per i Diritti delle Donne, Confcooperative Toscana scatta una fotografia del settore: le donne rappresentano il 61% della forza lavoro, un dato superiore alla media nazionale che conferma il movimento cooperativo come un terreno fertile per l’occupazione femminile.

Tuttavia, nonostante il primato numerico, il quadro presenta ancora ombre significative, dal gender pay gap alla gestione dei carichi di cura.

La cooperazione come scelta imprenditoriale

Per Fabrizia Fagnoni, presidente della Commissione Donne CooperAzione di Confcooperative Toscana, il 61% non è solo un numero, ma un segnale di fiducia nel modello societario.

  • Conciliazione vita-lavoro: la cooperativa è percepita come più flessibile e coerente con le esigenze personali.

  • Protagonismo: è un modello partecipativo dove le donne incidono realmente sulle strategie aziendali.

  • Resilienza: le imprese guidate da donne rivelano tassi di sopravvivenza più alti e una spiccata propensione all’innovazione sociale.

“Le giovani guardano alla cooperazione come percorso imprenditoriale, ma serve più visibilità. Stiamo lavorando con le università perché questo modello non è ancora abbastanza raccontato”, spiega Fagnoni.

Le ferite aperte: salari e denatalità

Nonostante i passi avanti, il divario salariale di genere resta una “ferita aperta” anche nel mondo cooperativo, sebbene in misura leggermente ridotta rispetto ad altri settori. A questo si aggiunge l’emergenza demografica: l’Italia resta uno dei Paesi con la più alta denatalità in Europa.

Secondo Fagnoni, non si può chiedere alle imprese o alle famiglie di risolvere il problema da sole. La soluzione deve essere strutturale.

Tre pilastri per il futuro: welfare, parità e lavoro

Per trasformare l’8 marzo da ricorrenza a motore di cambiamento, Confcooperative Toscana indica una direzione chiara basata su tre punti fondamentali:

  1. Riforma del Welfare: redistribuire i carichi di cura tra Stato, imprese e famiglie.

  2. Economia Sociale: inserire la parità di genere come asse portante del Piano nazionale.

  3. Politiche Strutturali: rafforzare non solo la quantità, ma la qualità del lavoro femminile.

“L’8 marzo è una necessità economica”

“Per la mia generazione celebrare questa data è un dovere. Non si tratta più di una rivendicazione di diritti, ma di una necessità economica e sociale per l’intero sistema Paese”, conclude Fabrizia Fagnoni.

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