Non solo host e gestori di affitti turistici. In piazza della Signoria sono scesi anche proprietari immobiliari, cittadini e famiglie per manifestare contro la nuova stretta sugli affitti brevi voluta dall’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Sara Funaro. Un presidio pacifico ma determinato, organizzato in concomitanza con il voto della delibera che estende il blocco delle nuove locazioni turistiche brevi ben oltre il centro storico UNESCO.
Tra cartelli, striscioni e interventi al megafono, il messaggio emerso dalla manifestazione è stato chiaro: «Non siamo noi il problema della casa». Un concetto ripetuto più volte dai partecipanti, convinti che il Comune abbia individuato negli affitti brevi un capro espiatorio a cui attribuire responsabilità che affondano invece le radici in problemi ben più complessi e stratificati.
Secondo i manifestanti, la crisi abitativa che interessa Firenze non può essere ridotta alla presenza delle locazioni turistiche. A incidere sarebbero piuttosto anni di carenza di politiche per la casa, la scarsità di nuove abitazioni, l’aumento generale dei costi immobiliari, la pressione fiscale e la presenza di numerosi immobili sfitti che restano fuori dal mercato sia turistico che residenziale.
«Difendiamo la proprietà privata e il diritto di lavorare», è stato uno degli slogan più ripetuti durante il presidio. Molti dei presenti hanno raccontato di essere piccoli proprietari che gestiscono uno o due appartamenti come integrazione al reddito familiare e che si sentono oggi penalizzati da una normativa che rischia di limitare la libertà di disporre dei propri immobili.
La protesta ha riportato al centro una domanda che da mesi divide la città: gli affitti brevi sono davvero la causa principale della difficoltà nel trovare una casa a Firenze?
Per i promotori della manifestazione la risposta è no. Anzi, sostengono che la narrazione costruita negli ultimi anni abbia finito per attribuire al settore responsabilità sproporzionate rispetto al suo reale impatto. «Si continua a parlare di emergenza abitativa senza affrontarne le cause profonde», è stata una delle osservazioni più frequenti tra i partecipanti.
Non manca poi chi si interroga sulle ragioni di una linea politica che appare sempre più dura nei confronti dell’extralberghiero. Firenze è una delle città italiane che più hanno investito sul turismo negli ultimi decenni e proprio il turismo rappresenta una delle principali fonti di ricchezza del territorio. Per questo alcuni cittadini faticano a comprendere perché il Comune continui a concentrare la propria attenzione sugli affitti brevi, mentre altre criticità urbane sembrano ricevere minore attenzione.
Tra i manifestanti è emerso anche un interrogativo più politico. Da anni il confronto tra il settore alberghiero tradizionale e quello delle locazioni brevi rappresenta uno dei temi più dibattuti nel turismo fiorentino. C’è chi si chiede se dietro la crescente pressione normativa sul comparto non vi sia anche l’influenza di un settore alberghiero che vede negli affitti brevi un concorrente sempre più forte. Si tratta di una domanda politica che circola nel dibattito cittadino e che torna periodicamente ad affacciarsi ogni volta che vengono introdotte nuove restrizioni.
Naturalmente non esistono elementi che dimostrino collegamenti tra le scelte dell’amministrazione comunale e interessi particolari. Tuttavia, per una parte dei manifestanti, resta difficile comprendere perché il Comune continui a individuare negli host uno dei principali bersagli delle proprie politiche, nonostante il contributo economico che il settore porta alla città e alle migliaia di famiglie che vi lavorano.
La delibera potrebbe rappresentare un nuovo punto di svolta nella regolamentazione del turismo fiorentino. Ma la protesta di oggi dimostra che una parte significativa della città non è disposta ad accettare passivamente quella che considera una limitazione del diritto di proprietà e della libertà economica.
Al di là dell’esito del voto in Consiglio comunale, il confronto è destinato a proseguire. Da una parte l’amministrazione che sostiene di voler restituire case ai residenti; dall’altra proprietari e cittadini che chiedono dati, risultati concreti e soprattutto una risposta a una domanda che continua a riecheggiare sotto Palazzo Vecchio: siamo davvero sicuri che gli affitti brevi siano il vero problema di Firenze?

