Firenze si prepara alla sua festa e, come accade con i grandi uomini che hanno lasciato un segno autentico, torna a stringersi attorno al ricordo di uno dei suoi campioni più amati: Celeste Pin. Tra poco ricorrerà il primo anniversario della sua scomparsa, ma il suo nome continua a vivere con forza nei campi da calcio, nelle società sportive, tra gli amici di una vita e soprattutto nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.
Nato a San Martino di Colle Umberto, in provincia di Treviso, Celeste aveva scelto Firenze come sua casa. Una città che lo aveva accolto da calciatore e che lui aveva ricambiato con affetto, impegno e dedizione, diventandone a tutti gli effetti un figlio adottivo.
Due veneti diventati simboli di Firenze
La sua storia si intreccia con quella dell’amico fraterno Renato Buso, trevigiano come lui. Un legame profondo, nato sul terreno di gioco e diventato amicizia sincera, raccontato anche nel libro Due Veneti a Firenze, scritto dalla giornalista Camilla Mencarelli, moglie di Renato Buso.
Le loro vicende raccontano il percorso di due ragazzi arrivati dal Veneto che hanno trovato a Firenze una seconda patria, contribuendo a scrivere pagine importanti della storia sportiva cittadina e costruendo rapporti umani che il tempo non ha mai scalfito.
L’eredità educativa della Pin Academy
L’amore di Celeste per il calcio non si è fermato alla carriera professionistica. La Pin Academy continua ancora oggi a rappresentare un punto di riferimento per tanti giovani, portando avanti quei valori di rispetto, educazione, passione e crescita personale che Celeste ha sempre considerato fondamentali.
Un’eredità che vive quotidianamente attraverso attività e programmi dedicati ai ragazzi, con l’obiettivo di insegnare non soltanto il calcio, ma anche il valore dello sport come strumento di formazione umana.
Tra coloro che continuano a custodirne la memoria c’è anche Alberto Malusci, Direttore Tecnico del Club Sportivo Firenze, che non ha mai dimenticato l’amico Celeste Pin. Il loro legame, costruito negli anni attraverso la comune esperienza nel mondo del calcio e rafforzato dal lavoro svolto all’interno del Club Sportivo Firenze, resta ancora oggi un esempio di amicizia sincera e profonda stima reciproca.
Nel ricordo di Celeste, Malusci continua a trasmettere ai giovani quei principi che hanno caratterizzato la vita dell’ex difensore viola: serietà, rispetto, spirito di sacrificio e amore per lo sport. Valori che continuano a vivere ogni giorno sui campi del Club Sportivo Firenze, dove l’insegnamento umano lasciato da Celeste rappresenta ancora una guida preziosa per tecnici, ragazzi e famiglie.
Tra le iniziative dedicate ai giovani spicca anche il Malusci Camp, appuntamento estivo che dal 28 giugno al 4 luglio e successivamente dal 5 luglio al 1° agosto vedrà ancora una volta tanti ragazzi vivere giornate all’insegna dello sport e della condivisione, seguendo quei principi educativi che Celeste ha sempre considerato fondamentali.
Il Memorial al Viola Park: una giornata speciale
Uno dei momenti più significativi di questo primo anno senza Celeste è stato il Primo Memorial Celeste Pin, organizzato dalla Fiorentina al Viola Park.
Una manifestazione che ha assunto un significato molto più profondo di un semplice torneo di calcio. Per il Club Sportivo Firenze, società nella quale Celeste ha operato per dodici anni, è stata una giornata di ricordo, gratitudine e affetto.
I protagonisti sul campo sono stati i bambini della categoria 2015, che hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con importanti realtà calcistiche, compresa la Fiorentina. Ma il vero risultato della giornata è stato il messaggio trasmesso attraverso ogni partita, ogni applauso e ogni sorriso: il ricordo di Celeste continua a vivere attraverso i giovani.
Perché i valori che ha sempre rappresentato — rispetto, educazione, passione, sacrificio e amore per lo sport — sono ancora oggi il patrimonio più prezioso lasciato a chi lo ha conosciuto.
Il legame indissolubile con il Club Sportivo Firenze
Dodici anni trascorsi all’interno del Club Sportivo Firenze non si cancellano. Sono stati anni di allenamenti, partite, insegnamenti, amicizie e crescita umana.
Celeste non era soltanto un istruttore o un ex calciatore professionista. Era un punto di riferimento per bambini, famiglie e dirigenti. Una presenza discreta ma fondamentale, capace di lasciare un segno profondo nella vita di tanti ragazzi.
Per questo il Club Sportivo Firenze continua a custodirne la memoria con affetto e riconoscenza, consapevole che il suo esempio rappresenti ancora oggi una guida preziosa.
Gli omaggi della città e del mondo viola
Numerose sono state le iniziative che Firenze ha dedicato a Celeste Pin in questi mesi. Tra queste, il ricordo promosso dal Viola Club Firenze 2005, che ha voluto rendere omaggio a uno dei protagonisti più amati della storia viola.
Particolarmente emozionante è stata anche la cerimonia svoltasi all’US Affrico durante l’inaugurazione del Torneo Astori.
In quell’occasione il Premio alla Memoria “Celeste Pin” è stato consegnato alla moglie Gloria Medina Pin e alla figlia Melissa Pin. Un momento intenso e commovente, che ha ricordato non soltanto il calciatore, ma soprattutto l’uomo che aveva lasciato un’impronta importante anche all’interno della Scuola Calcio dell’Affrico.
A rendere ancora più toccante l’evento sono state le parole di Renato Buso, amico di sempre ed ex compagno di squadra, che ha condiviso ricordi personali e testimonianze capaci di emozionare tutti i presenti.
Un campione che resterà per sempre
Firenze, città che custodisce gelosamente i propri simboli, non dimentica Celeste Pin. Lo ricorda nei campi dove ha insegnato ai bambini, nelle iniziative che portano il suo nome, nelle parole degli amici e negli occhi di chi continua a raccontarne la storia.
Accanto ai grandi campioni che hanno scritto la leggenda della Fiorentina, il nome di Celeste Pin continua a occupare un posto speciale. Non soltanto per ciò che ha fatto da calciatore, ma per l’uomo che è stato.
E mentre la città si avvicina al giorno della sua festa, il 24 giugno, il pensiero corre inevitabilmente a lui: un uomo venuto dal Veneto che ha trovato a Firenze la sua casa, lasciando in eredità qualcosa che va oltre il calcio.
Un esempio di umanità, amicizia e passione che continuerà a vivere per sempre nel cuore di Firenze.

