Studio dimostra che la combinazione di immunoterapia e chemioterapia riduce del 22% il rischio di morte nel tumore alla vescica

DiMargarida Ferreira Rodrigues

Ottobre 24, 2023

Un nuovo studio di fase tre, denominato CheckMate-901, ha dimostrato che l’uso combinato di immunoterapia con il farmaco Nivolumab e chemioterapia a base di cisplatino nei pazienti con carcinoma della vescica non operabile o metastatico, può ridurre il rischio di morte del 22%. Questo risultato è emerso dallo studio, che ha coinvolto 608 pazienti, ed è stato presentato al congresso della European Society for Medical Oncology (Esmo).

In particolare, i pazienti trattati con la combinazione di Nivolumab e chemioterapia hanno mostrato tassi di sopravvivenza globale significativamente migliori rispetto a quelli trattati solo con la chemioterapia. A 12 mesi, il tasso di sopravvivenza globale per il gruppo trattato con il Nivolumab più chemioterapia è stato del 70,2%, rispetto al 62,7% del gruppo che ha ricevuto solo la chemioterapia, mentre a 24 mesi, il tasso di sopravvivenza globale per lo stesso gruppo è stato del 46,9%, rispetto al 40,7% del gruppo con solo la chemioterapia.

Il carcinoma della vescica è uno dei tumori più comuni al mondo, con oltre 573 000 nuove diagnosi ogni anno. Questo studio rappresenta un passo significativo nel trattamento del carcinoma uroteliale, che rappresenta circa il 90% dei casi di tumore della vescica. La combinazione di immunoterapia e chemioterapia offre una nuova speranza per i pazienti affetti da questa malattia difficilmente trattabile.

Michiel S. van der Hejiden del Dipartimento di Oncologia Medica del Netherlands Cancer Institute ad Amsterdam ha commentato i risultati, sottolineando che “il beneficio di sopravvivenza osservato con il Nivolumab in combinazione con la chemioterapia ha il potenziale per cambiare la pratica clinica e dare speranza ai pazienti affetti da carcinoma uroteliale metastatico. Il carcinoma uroteliale è noto per spesso mostrare una scarsa durata delle risposte con la sola chemioterapia nel trattamento di prima linea, ed è una sfida importante nel trattamento di questa malattia”, ha concluso lo specialista.

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