Fleximan eroe, furfante o giustiziere?

DiSimone Margheri

Gennaio 28, 2024

I media più o meno allineati liquidano il fenomeno Fleximan come un gesto folcloristico da social emulatori di un semplice atto vandalico. Altri lo descrivono come un Supereroe il vendicatore degli automobilisti.

C’è chi sottolinea l’inutilità del gesto in quanto i danni vengono prontamente riparati e chi invece rileva la solerzia delle amministrazioni a riparare gli autovelox fonti di reddito quasi indispensabili per Amministrazioni pubbliche trasformatesi in S.r.l. finalizzate a reperire fondi da destinare a propria discrezione per progetti o a sostegno di iniziative che diversamente sarebbero penalizzate da bilanci più o meno fallimentari.

Infatti, quasi contemporaneamente al fenomeno Fleximan che sta dilagando dal Veneto al Piemonte e chissà, tra non molto potrebbe scendere anche sotto la linea gotica, è recente la notizia che l’Italia è il paese europeo col maggior numero di autovelox e con un fatturato di tutto rispetto di oltre 79 milioni annui, tutti soldi che gli autisti contribuenti versano in aggiunta a quelli già dovuti con altre imposte del settore più o meno indirette, bolli, iva su acquisto di mezzi, tasse per passaggio di proprietà, imposta per revisioni, accise su carburanti ecc. in pratica l’Italia è una repubblica basata sul lavoro e sostenuta dagli automobilisti.

Battute a parte non credo sia importante stabilire se i Fleximan siano eroi o pirati, la vera domanda è perché? Si, cos’è che spinge uno o più privati cittadini ad un gesto del genere?

In prima analisi va detto che il fenomeno sta acquistando notorietà anche per il fatto che è nato in una Regione ricca e certo non legata a fenomeni di criminalità, è da chiedersi se lo stesso fenomeno fosse nato nella regione di Masaniello avrebbe avuto la stessa benevola notorietà oppure banalmente tacciato come l’ennesimo gesto incivile di una cultura malavitose.

Secondariamente è da notare la scelta dell’anonimato del gesto, anonimato che ovviamente è dettato dal fatto di poter essere riconosciuti nell’atto di compiere un’impresa, ma che probabilmente nell’era dell’egocentrismo da influencer cela in sé un gesto anche se negativo ma anonimo, un anonimato che di per sé sta ad indicare la riproducibilità non come banale emulazione di una bravata ma come protesta verso quello che è il simbolo di un presidio di ingiustizia fiscale o almeno percepito come tale.

Al fenomeno di Fleximan pur da condannare e ritenere un gesto che danneggia comunque un bene pubblico, va dato atto e riconosciuto che ha portato le istruzioni e le Amministrazioni interessate a doversi giustificare e in più occasioni i responsabili delle amministrazioni locali intervistati sostenevano il fatto che quell’autovelox piuttosto che un altro abbattuto da Fleximan, era un presidio giusto in quel punto non come in altri. Ecco già il fatto che un’amministrazione debba giustificarsi e debba chiarire che quello che nasce come un presidio di sicurezza non è stato utilizzato impropriamente come strumento di vessazione lascia il dubbio che il Fleximan possa essere un Robin Wood.

Esistono norme, regolamenti che impongono alle amministrazioni di giustificare i punti per le nuove installazioni, ma è evidente dal proliferare di questi strumenti non conosce crisi e il sospetto che Fleximan possa avere avuto un motivo scatenante proprio anche a causa di qu

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