L’ articolo 17 della Costituzione italiana non sancisce il principio di inviolabilità del capo dello stato

DiSimone Margheri

Febbraio 25, 2024

In Italia, il diritto di manifestare è garantito dalla Costituzione, in particolare dall’articolo 17, che tutela il diritto di riunione pacifica e senza armi, e dall’articolo 21, che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero, anche attraverso la stampa e ogni altro mezzo di diffusione. Tuttavia, ci sono regolamenti specifici che disciplinano le manifestazioni pubbliche, come ad esempio la necessità di comunicare preventivamente alle autorità competenti l’organizzazione di una manifestazione e di rispettare alcune regole per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza. Queste regole e norme di publica sicurezza è bene ricordare che sono frutto del buon senso e furono affinate in quello che ormai è passato alla storia del nostro Paese come il periodo degli anni di piombo.

Fu anche fatto divieto di manifestare col volto coperto e non per puro gusto di violare la privacy di qualcuno che magari non voleva fare sapere ai genitori di aver fatto forca a scuola, ma banalmente perché alcuni terroristi infiltrandosi tra i manifestanti avevano sparato sulle forze dell’ ordine.

Ciò premesso lungi da me di voler oltraggiare il nostro amato Capo dello stato che dicendo che: ” l’ autorevolezza non si misura con i manganelli”, ha voluto dare un messaggio chiaro che non gradisce gli eccessi né ovviamente gli abusi che da parte delle forze dell’ordine ed è bene rammentare e sottolineare che non devono mai esserci.

Ciò premesso, nel nostro ordinamento il Presidente è tutelato e protetto giustamente per azioni e pensieri, ma almeno che io sappia l’unico capo di stato che a Roma è tutelato anche dal principio di inviolabilità risiede a San Pietro o per meglio dire governa la più piccola monarchia del mondo.
L’ ordine pubblico è cosa seria in Italia le forze dell’ordine da sempre sono tra le migliori nella gestione e organizzazione. Sono addestrate a non accettare provocazioni, che non mancano, e ad evitare gli scontri fino a quando questo non è evitabile.

Chi scrive lo sa perché ha partecipato a molte manifestazioni, sia politiche che sportive dalla parte dello stato e vi posso garantire che quando c’è l’ ordine di una carica di respingimento la paura per la propria incolumità spesso è interpretata da chi comodamente vede delle immagini dal proprio smartphone come un’eccesso, un abuso, o peggio, la manifestazione di sadismo istituzionale.

Convinzioni sbagliate, è bene rammentare che non solo chi manifesta ha famiglia e anzi chi porta la divisa spesso lo fa per mantenere una famiglia. Purtroppo in queste manifestazioni non sai mai chi vi partecipi realmente, gli organizzatori che oltre ad avere il dovere di legge è bene ricordarlo di comunicare con anticipo al Prefetto date e percorsi, dovrebbero anche assicurarsi che tra i loro manifestanti non possano essere presenti, infiltrati o provocatori.

Manifestare pacificamente è un diritto sacrosanto

A chi mi dice “si ma quelli erano altri tempi”,  rispondo che fortunatamente è vero nella stragrande maggioranza dei casi. Infatti, come ha fatto giustamente notare Nicola Porro dal 7 ottobre ad oggi ci sono state 1023 manifestazioni pro Palestina e cinque pro Israele e solo nel 3% ci sono stati scontri fortunatamente, ma è bene ricordare che a una di queste manifestazioni, ad esempio il 14 ottobre, a Milano ha sfilato insieme ai quattro mila manifestanti che hanno gridato il loro sostegno ai palestinesi Francesco Giordano, ex terrorista condannato nel 1983 a 30 anni di carcere (diventati 21 in appello) per l’omicidio del giornalista Walter Tobagi, avvenuto il 28 maggio del 1980.

Quindi, pur rispettando il pensiero e l’ opinione di ciascuno e il sacrosanto diritto a manifestare PACIFICAMENTE costituzionalmente riconosciuto, va comunque spiegato alle nuove generazioni di studenti di informarsi bene sui diritti e doveri di chi manifesta e di evitare di diventare utili (e a posteriori idioti) strumenti di propaganda di chi ha interessi politici interni o esteri a fare si che le manifestazioni non abbiano le finalità costituzionali.

L’importanza di conoscere l’obbiettivo della manifestazione

L’ unico modo per evitare di trovarsi in spiacevoli situazioni come quelle di Pisa e Firenze di questa settimana è di conoscere non solo i motivi e finalità della manifestazione, ma di essere consapevoli e informati di chi è che organizza, di quale sia il punto di partenza e arrivo e il percorso autorizzato e se durante la manifestazione ci si accorge che viene cambiato il percorso o che vi sono situazioni o persone visibilmente agitate e provocatorie è meglio allontanarsi dal corteo perché potrebbe essere molto pericoloso.

Purtroppo, o per fortuna, in questi anni le manifestazioni studentesche sono state spesso l’occasione di fare un giorno di festa e spesso le loro motivazioni non erano così sensibili da renderle di per sé pericolose. Ma se come è stato detto e dovesse essere confermato i manifestanti hanno cercato di arrivare a una Sinagoga a Pisa e ad un consolato Americano a Firenze per non si sa bene quale motivo o cosa fare, senza una preventiva autorizzazione delle istituzioni interessate, allora sappiate che al netto di abusi che ove provati debbono essere giustamente perseguiti in tutte le sedi e con il maggior rigore possibile, le nostre forze dell’ordine non hanno a mio avviso e non credo di poter essere smentito, non hanno fatto appunto che il loro dovere istituzionale, per il quale sono chiamate ad operare.

Vorrei anche ricordare ai più giovani di evitare di diventare uno strumento di propaganda internazionale, di cose che sarebbe opportuno approfondire meglio sui banchi di scuola, per avvenimenti e storie delle quali magari ignorano gran parte degli eventi e implicazioni.
Infatti, immaginate cosa sarebbe accaduto a livello mondiale se fossero riusciti ad arrivare alla Sinagoga magari con intenzioni non pacifiche o anche al consolato Americano: l’ Italia non avrebbe certo fatto una bella figura e sicuramente saremmo stati additati come liberticidi e certamente non elogiati come un Paese che mette tra i propri valori fondanti il rispetto dei valori democratici e della tolleranza.

Concludo ricordando questa sicuramente casuale coincidenza di un’assalto ad una ambasciata americana che ha contribuito alla nascita di uno dei Paesi maggiormente coinvolti in queste vicende internazionali, certo non disinteressato e spesso presente nelle cronache internazionali per non essere tra i più tolleranti e rispettosi dei diritti umani e spero che questa sia una semplice coincidenza. La rivoluzione Iraniana del 1979, guarda il caso, vide l’ inizio con l’assalto e l’occupazione dell’ambasciata americana a Teheran da parte di studenti iraniani sostenitori dell’ayatollah Khomeini. Questo evento ha portato alla cattura di oltre 50 diplomatici americani e al loro ostaggio per oltre un anno. L’assalto all’ambasciata americana è stato un punto di svolta nella storia dell’Iran e nelle relazioni tra l’Iran e gli Stati Uniti i cui effetti sono arrivati fino ad oggi.

 

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