Toscana, redditi a due velocità: Firenze guida la crescita mentre Grosseto è in coda

ByMargarida Ferreira Rodrigues

Settembre 14, 2026

Secondo la ricerca Iref-Acli (2020-2025), Firenze segna un +22,2% contro il +15,3% della Maremma. Per il 50% dei lavoratori stipendi battuti dall’inflazione

 

Una Toscana a marce alterate, dove la forbice economica tra i territori si allarga e il potere d’acquisto di molti continua a erodersi. È il quadro impietoso che emerge dalla nuova Ricerca Redditi di Acli e Iref, presentata durante la festa regionale delle Acli a Cascina, che analizza l’andamento dei redditi da lavoro dipendente tra il 2020 e il 2025.

La classifica provinciale: Firenze leader, Grosseto fanalino di coda

Tra il 2020 e il 2025, la crescita dei redditi medi da lavoro dipendente ha viaggiato a velocità profondamente differenti nelle dieci province toscane:

  • Firenze in vetta: registra l’incremento maggiore con un +22,2%, portando il reddito medio a 32.580 euro (nel 2020 era 26.653 euro).

  • Grosseto all’opposto: si ferma a un aumento del 15,3%, con una media di 25.455 euro (la più bassa della regione).

  • La forbice economica: la distanza media tra i redditi delle due province estreme è passata in pochi anni da 4.000 a ben 7.000 euro.

Dietro a Firenze, le crescite più rilevanti si registrano ad Arezzo (+19,8%), Massa-Carrara (+19,0%) e Pisa (+18,9%). Sotto il profilo dei livelli retributivi assoluti nel 2025, dopo il capoluogo toscano troviamo Livorno (32.320 euro), Prato (31.184 euro), Lucca (31.022 euro) e Siena (30.358 euro). La media complessiva toscana si attesta sui 27.625 euro (crescita nominale del 19% rispetto ai 23.218 euro del 2020).

L’allarme inflazione: stipendi in aumento ma potere d’acquisto in calo

Il dato più critico evidenziato dallo studio Iref-Acli riguarda l’impatto del caro-vita sui salari reali dei lavoratori toscani a fronte di un’inflazione cumulata del 18% nel quinquennio:

  • Soltanto il 49,9% dei lavoratori ha registrato una crescita del reddito superiore all’inflazione.

  • Il 34,0% ha visto aumentare la propria busta paga in misura inferiore all’aumento dei prezzi.

  • Il 16,1% ha addirittura registrato una diminuzione nominale del proprio reddito.

Il commento di Elena Pampana (Acli Toscana)

“I numeri sulle province ci dicono che non esiste una sola Toscana quando parliamo di redditi da lavoro”, sottolinea Elena Pampana, presidente di Acli Toscana. “Il dato più preoccupante è però quello del potere d’acquisto. Quando quasi un lavoratore su due non vede il proprio stipendio crescere più dell’inflazione, significa che l’aumento nominale non si traduce in maggiore capacità di spesa, ma in una concreta percezione di impoverimento”, ha concluso Pampana.

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