Filippo Cogliandro racconta a Firenze la Calabria oltre gli stereotipi

ByCristina Vannuzzi

Ottobre 10, 2026

Filippo Cogliandro racconta a Firenze la Calabria oltre gli stereotipi

Al Saffi le esperienze vissute dello chef e il lavoro con gli allievi hanno aperto la seconda edizione di Mangiarsi le Parole

 

Firenze, 8 ottobre 2026 – La Calabria raccontata attraverso una storia di coraggio e i piatti preparati insieme ai futuri professionisti della ristorazione. Filippo Cogliandro, chef e patron de L’A Gourmet L’Accademia di Reggio Calabria, ha inaugurato il 7 ottobre all’Istituto Alberghiero Aurelio Saffi di Firenze la seconda edizione di “Mangiarsi le Parole”, portando al centro dell’appuntamento il legame tra cucina, appartenenza alla propria terra e responsabilità civile.

Il libro “Io, chef per la mia terra”, scritto con Oreste Paliotti e pubblicato da Città Nuova, ha offerto il punto di partenza per affrontare il percorso personale e professionale dello chef, segnato dalla scelta di denunciare il racket e di continuare a lavorare in Calabria. Cogliandro ha scelto di raccontarsi attraverso le esperienze vissute, condividendo le difficoltà affrontate e le ragioni che lo hanno portato a restare. Una storia personale attraverso cui far conoscere anche la terra che continua a ispirare il suo lavoro.

Il desiderio dello chef è raggiungere soprattutto chi guarda ancora alla Calabria identificandola soltanto con la ’ndrangheta. Attraverso il racconto e la cucina, Cogliandro invita a scoprirne i produttori, il patrimonio culturale e le persone che ogni giorno costruiscono occasioni di crescita. La denuncia della criminalità si accompagna così alla volontà di restituire al territorio una rappresentazione più completa, nella quale trovino spazio il lavoro onesto e le sue eccellenze.

Nel suo ragionamento, la presenza delle mafie non può essere confinata a una regione. Oggi, sostiene Cogliandro, nessuna città italiana può considerarsi “libera” dalle mafie. Lo chef invita a interrogarsi anche sui luoghi in cui il denaro circola più abbondantemente e gli interessi economici sono maggiori: contesti che, nella sua lettura, possono attirare più fortemente gli interessi mafiosi, anche quando il fenomeno viene percepito come lontano.

Da qui un ulteriore passaggio della riflessione dello chef: le città calabresi possono sentirsi, per certi aspetti, più “libere” di quelle in cui si concentrano maggiori ricchezze e opportunità di investimento per le mafie. È un invito a superare l’equazione tra Calabria e criminalità e a non confondere la reputazione di un luogo con la sua effettiva distanza dagli interessi mafiosi.

La giornata ha avuto un passaggio significativo nei laboratori dell’istituto. Cogliandro ha lavorato in cucina con gli allievi, accompagnandoli nella preparazione di piatti pensati per raccontare nel gusto la Calabria. Le fotografie e il video realizzati durante le attività restituiscono il coinvolgimento dei ragazzi: mani impegnate sugli impasti, lavorazione delle creme, preparazione e porzionatura dei dolci, fino alle monoporzioni disposte sui vassoi. Il confronto con lo chef si è così tradotto in un’esperienza pratica di collaborazione e cura delle preparazioni.

La presentazione e la degustazione hanno dato forma al rapporto tra lettura e cucina che caratterizza la rassegna. Il programma inaugurale ha affiancato allo chef Domenico Guarino, Marco Gemelli, direttore de Il Forchettiere, e Mimma Dardano, presidente dell’associazione per la legalità Il Gomitolo. La manifestazione, ideata da Guarino e prodotta da Pamela Panico per p.Dom Communication, ha dedicato questo primo appuntamento alla legalità, in collaborazione con Il Gomitolo.

«La mia cucina e il mio impegno contro la ndrangheta nascono e crescono di pari passo», afferma Cogliandro nell’intervista pubblicata l’8 ottobre sul sito della rassegna. Le due scelte, spiega lo chef, hanno origine nello stesso amore per la propria terra. Far conoscere la cultura, i paesaggi e le produzioni della Calabria significa rendere visibile ciò che la criminalità tende a oscurare e contribuire a superare gli stereotipi che ne impoveriscono il racconto.

Il risultato concreto dell’appuntamento è stato l’incontro tra una testimonianza civile e il lavoro degli studenti: le suggestioni del libro hanno trovato espressione nelle preparazioni realizzate in laboratorio. La pubblicazione dell’intervista sul sito di “Mangiarsi le Parole” ha inoltre reso disponibile il messaggio dello chef oltre la giornata fiorentina.

Per Cogliandro, il confronto con gli allievi del Saffi ha dato continuità a un impegno che lega la valorizzazione della Calabria alla formazione dei giovani. Nel lavoro condiviso in cucina, la conoscenza delle materie prime e l’attenzione ai gesti hanno accompagnato il racconto di una professione che può contribuire alla vita della comunità.

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