Giuseppe Mondello…la sua prima medaglia

ByCristina Vannuzzi

Ottobre 18, 2026

 

GIUSEPPE MONDELLO

Un ragazzo, un nome da ricordare…

GIUSEPPE MONDELLO, IL TIGRE E SIMONE VANNUZZI

 

Giuseppe Mondello, il suo è un gioco, un momento che dura una vita, ricordi dolorosi che incontrano speranza, gioia, sorpresa per  sentirsi felice, silenzi rotti dal pianto, un lungo viaggio dove si intravede una luce, fatta d’amicizia, sorrisi per la scoperta di uno sport, una cosa da  niente rispetto alla vita, alle aspettative….ma lo sport è una grande medicina per l’animo umano!

Una fotografa brava, bravissima, che ama fare le foto in bianco e nero, Valentina Iaccarino, foto che parlano al cuore,  una fotografa che scava l’anima, scopre i sentimenti, fissa gli attimi, i silenzi del pugile sul ring durante l’angolo e poi  mostra  la vita fatta di sorrisi, di abbracci, dopo tanto dolore…e sono gli abbracci più belli perché queste immagini fanno capire a Giuseppe che non è solo…

Quella di Giuseppe Mondello, un nome da ricordare, è la vita di un ragazzo di 19 anni, arrivato in Toscana dalla Sicilia, lo dice il suo cognome  che ricorda il mare, il sole, i colori spudorati della sua terra, accolto dallo zio, fratello della  mamma che lo ha lasciato prematuramente, ha studiato, continua a farlo iscrivendosi all’Università, amando lo sport, particolarmente la boxe.

E nella boxe e nel suo allenatore trova la sua storia, che è tutta da scrivere, che è iniziata con una vittoria scintillante, una medaglia al collo che è una sorpresa, dolce, allegra, che gli da coraggio ed entusiasmo. Una giornata lontano dalla sua casa, si scopre  un campione, di vita e di pugilato, uno sportivo, giovane – ha 19 anni – preparato, con ottime tecniche di combattimento, un campione sul ring, ma soprattutto campione nella vita, un ragazzo semplice con un cuore immenso e tanto coraggio.

Giuseppe  cosa ti sta insegnando la boxe?

Tre minuti, un minuto… prima di tutto il tempo, la cosa più bella che ti insegnano quando entri in una palestra di pugilato per la prima volta è avere rispetto del tempo. E poi il ring: tre minuti di lavoro e un minuto di riposo e poi determinazione, grinta e coraggio, questo sport è capace di tirare fuori tutte queste qualità insieme.

Come definiresti il pugilato?

Per me, che sono nato disabile  è riscatto, io salgo sul ring da uomo, normale, non mi sento un disabile,  per me il pugilato non è un hobby, la pesca, jogging, vela, canottaggio, calcio, una corsetta possono essere considerati un hobby. Mi sento un pugile a tutti gli effetti; il pugilato è uno stile di vita. Mi alleno e ho sempre tanto entusiasmo, parlo di pugilato con i ragazzi di palestra e dell’Università, con quelli che incontro, con tutti, con emozione. Mi guardano e dal loro sguardo capisco che ce l’ho fatta…ma ho ancora tanta strada da fare.

La tua è una scelta di vita difficile?

E solo il mio terzo match ma il gioco vale la candela.

Cosa vuol dire alzare la mano?

I miei incontri sono con ragazzi che hanno una disabilità, come la mia, ma quell’alzata di mano vuol dire che sono un pugile, anche se è stress, fatica fisica, pianto, sacrificio e… gioia, la gioia di essere finalmente un uomo come gli altri, un uomo che ha vinto.

Quali sono i tuoi obiettivi?

I miei obiettivi sono quelli di studiare, preparare gli esami all’Università anche per ripagare le aspettative dello zio che mi ha accolto in Toscana con mia sorella e contemporaneamente continuare ad allenarmi alla ASD Dinamika a Firenze per il titolo Italiano a dicembre. Con il Comune di Firenze e la FPI abbiamo un sogno…le prossime Paralimpiadi.

Giuseppe ti ringrazio per l’intervista, vuoi fare un saluto ai tuoi fan?

Un saluto a tutti i ragazzi, anche a chi ha una disabilità come me,  con il consiglio di praticare la boxe, perché quando si sale e si vince sul ring si vince sì come campione, ma soprattutto si vince nella vita, perché la boxe ti fa capire i veri valori, come il rispetto; un ringraziamento va al mio team che mi allena, a Simone e al Tigre, in Simone ho trovato un fratello maggiore, grazie per avermi inculcato questa filosofia di vita, come pugile e come uomo.

Giuseppe Mondello, iscritto alla FPI, allenato da Simone Vannuzzi alla palestra ASD Dinamika di Firenze, vive a Pistoia, da sempre amante della boxe, affetto dalla Sindrome di Poland dalla parte sinistra. La Sindrome di Poland è una rara condizione congenita caratterizzata dalla malformazione dello scheletro toracico e/o degli arti superiori. È stata descritta per la prima volta nel 1841 dal chirurgo britannico Alfred Poland. Questa sindrome si manifesta principalmente con l’assenza parziale o totale del muscolo pettorale maggiore su un lato del corpo, associata spesso ad alterazioni nello sviluppo delle coste sottostanti, fino alla loro assenza.

Giuseppe Mondello ha vinto il match a Pordenone il 17 ottobre 2026,  “SUL RING DELLA CULTURA” Boxe, valori e comunità, la giornata conclusiva del progetto tra giovani, crescita motoria e Paraboxe Standig, a Dicembre Giuseppe Mondello combatterà per il titolo italiano.

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