Il figlio dell’indimenticato Giuseppe Virgili, protagonista del primo storico scudetto viola, si racconta in esclusiva a Firenze News. Dalla crisi della Fiorentina al rapporto speciale con Maurizio Sarri, passando per il calcio di una volta, la valorizzazione dei giovani e la passione sportiva dei suoi figli.
La Fiorentina attraversa un momento delicato, caratterizzato da risultati inferiori alle aspettative e da una squadra ancora alla ricerca della propria identità.
A parlare della situazione viola, in esclusiva a Firenze News, è Aurelio Virgili, figlio dell’indimenticato Giuseppe Virgili, protagonista del primo storico scudetto conquistato dalla Fiorentina nella stagione 1955-1956.
Nel corso dell’intervista, Virgili analizza la costruzione della rosa viola, l’importanza della valorizzazione dei giovani e il rapporto tra allenatore e società. Spazio anche alla profonda amicizia con Maurizio Sarri, al ricordo del padre e al percorso calcistico dei figli.
FS – Partiamo dalla Fiorentina. Come si spiega la distanza tra le ambizioni iniziali della squadra viola e gli attuali risultati? Ritiene che si tratti di difficoltà passeggere oppure di problemi più profondi?
AV – «Secondo me la Fiorentina è stata costruita male, quasi come una squadra del fantacalcio. Una rosa deve nascere dalla sintonia tra direttore sportivo e allenatore. Prendiamo il Como: Fàbregas ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della squadra. Io avrei scelto prima l’allenatore, personalmente Sarri, e successivamente individuato i giocatori adatti alla sua filosofia. Non si possono spendere 30 milioni per un calciatore che poi praticamente non gioca mai».
FS – Quali ritiene siano stati gli errori principali nella costruzione della rosa, anche considerando l’esperienza dei dirigenti che hanno lavorato in società importanti come la Juventus?
AV – «Bisogna vedere che cosa abbiano realmente fatto nelle precedenti esperienze. Anche la Juventus ha commesso errori importanti sul mercato, pensiamo alle operazioni Cristiano Ronaldo e Vlahović. Alla Fiorentina sono stati acquistati tanti giocatori senza costruire una vera squadra. La difesa aveva bisogno di rinforzi, mentre sugli esterni continuo a preferire Gosens. Il problema principale è la mancanza di un’identità. Se chiediamo a dieci persone quale sia la formazione titolare della Fiorentina, probabilmente riceveremo dieci risposte differenti».
FS – Fiorentina e Atalanta attraversano un momento complicato. Che partita si aspetta tra due squadre chiamate a ritrovare fiducia e risultati?
AV – «Sono due squadre che attraversano difficoltà differenti. L’Atalanta deve fare i conti con diverse assenze, soprattutto nel reparto difensivo, mentre la Fiorentina ha soprattutto bisogno di risultati. La squadra viola deve necessariamente conquistare punti per uscire da una situazione di classifica complicata. L’Atalanta, invece, attraverso alcune vittorie consecutive potrebbe tornare a competere per le posizioni europee».
FS – La Fiorentina dispone di un centro sportivo all’avanguardia e di un settore giovanile importante. Cosa ritiene manchi alla società viola per costruire un progetto duraturo?
AV – «La Fiorentina possiede strutture straordinarie, ma secondo me manca maggiore lungimiranza. Dal settore giovanile sono usciti calciatori come Chiesa, Bernardeschi, Zaniolo, Mancini e Ghilardi. Se fossero rimasti tutti a Firenze, probabilmente oggi avremmo una squadra competitiva per le prime posizioni. Quando investi sui giovani devi anche avere il coraggio di farli giocare, senza necessariamente spendere cifre enormi sul mercato».
FS – Lei conosce molto bene Maurizio Sarri ed è legato a lui da una profonda amicizia. Come pensa che stia affrontando questo momento difficile?
AV – «Maurizio è una persona forte, abituata ad affrontare le difficoltà. Ha fatto una gavetta straordinaria, partendo dai dilettanti e arrivando fino alla Champions League. La sua filosofia calcistica richiede tempo e lavorare con tanti giocatori assenti non è semplice. Ha bisogno di trasmettere le proprie idee alla squadra e di avere tutti gli elementi a disposizione. Sono convinto che riuscirà a superare questo momento e a tornare a fare molto bene».
FS – Suo padre Giuseppe Virgili ha scritto una pagina indimenticabile della storia viola, contribuendo alla conquista del primo scudetto. Quanto ritrova nel calcio attuale i valori che caratterizzavano la sua generazione?
AV – «Ai tempi di mio padre il calcio era molto più romantico. Esistevano un grande attaccamento alla maglia e un forte legame tra giocatori e città. Molti protagonisti dello scudetto della Fiorentina sono rimasti a vivere a Firenze. Oggi sono quasi scomparse le bandiere come Totti, Maldini, Baresi e Antognoni. Il calcio è diventato soprattutto spettacolo e credo che mio padre non si riconoscerebbe in questo mondo».
FS – Suo padre ha vissuto esperienze importanti anche in altre città, tra cui Udine, Torino, Livorno e Bari. Quali ricordi conservava di quelle realtà?
AV – «Parlava sempre con grande affetto delle squadre nelle quali aveva giocato. Aveva un rapporto speciale con Udine, dove era nato e aveva esordito giovanissimo in Serie A. Ma ricordava con piacere anche Torino, Livorno e Bari. All’epoca il legame tra un calciatore, una società e una città era profondamente diverso rispetto a quello attuale».
FS – Tornando alla sfida tra Fiorentina e Atalanta, quale delle due squadre ritiene maggiormente sotto pressione? E quale risultato si aspetta?
AV – «Sicuramente la Fiorentina, perché la pressione psicologica è maggiore. I viola hanno perso sei delle prime otto partite e non vincono in casa da diversi mesi. L’Atalanta può recuperare terreno con alcune vittorie consecutive, mentre la Fiorentina non può permettersi altri passi falsi. Mi aspetto un pareggio, un risultato che consentirebbe a entrambe di muovere la classifica».
FS – Alessandro Polo si sta mettendo in evidenza con la Rondinella. Qual è il Suo giudizio sulle caratteristiche dell’attaccante?
AV – «Alessandro è un grande attaccante, forte fisicamente, bravo nel gioco aereo e molto scaltro. Mi ricorda alcuni centravanti di una volta, capaci di farsi rispettare all’interno dell’area di rigore. Per la categoria nella quale gioca è un lusso e, con un pizzico di fortuna, potrebbe raggiungere palcoscenici più importanti. Grande merito anche del Direttore Lorenzo Polo, che ha avuto un nuovo arrivo in famiglia la nascita del primo genito Edoardo
FS – Considerando anche la sua età, ritiene che possa ancora avere la possibilità di raggiungere categorie superiori?
AV – «Nel calcio non bisogna mai escludere nulla. Pensiamo a Christian Riganò, arrivato in Serie A relativamente tardi, oppure a giocatori come Luca Toni e Moreno Torricelli. Oltre alle qualità contano anche gli incontri giusti e un po’ di fortuna. Alessandro può ancora togliersi grandi soddisfazioni».
FS – Parliamo di Suo figlio Duccio, capitano dell’Affrico. Quanto ritiene importante la sua esperienza all’interno dello spogliatoio?
AV – «Duccio ha maturato un’esperienza importante. Quest’anno ha trovato meno spazio rispetto al passato, ma rimane un giocatore fondamentale per lo spogliatoio. È capace di fare gruppo e rappresenta un esempio per i compagni. Nel calcio dilettantistico i rapporti umani fanno la differenza. Credo che anche questo abbia contribuito al percorso dell’Affrico, arrivato negli ultimi anni fino all’Eccellenza».
FS – Anche Suo figlio Lapo ha avuto un percorso calcistico importante. Cosa ricorda della sua carriera?
AV – «Lapo aveva qualità per arrivare più in alto, ma purtroppo è stato frenato dagli infortuni. A diciassette anni aveva già esordito in prima squadra e aveva disputato anche il campionato Berretti. Ricordo che mio padre lo seguiva con grande emozione. Quando lo vedeva giocare gli brillavano gli occhi, perché rivedeva in lui alcune delle proprie caratteristiche da centravanti».
FS – Infine, parliamo di Suo figlio Niccolò, che continua a giocare all’Isolotto. Come sta vivendo questa esperienza?
AV – «Niccolò continua a giocare e soprattutto a divertirsi. All’Isolotto ha trovato un ambiente bellissimo, nel quale si trova molto bene. Quando raggiungi una certa maturità non devi necessariamente pensare a giocare in categorie superiori. Se stai bene in una società e hai un bel rapporto con i compagni, questo può essere molto più importante della categoria. Alla fine lo sport deve essere vissuto come professione oppure come passione. E quando giochi per passione, il divertimento deve rimanere l’aspetto fondamentale».

