L’Ordine dei Medici di Firenze lancia l’SOS in vista del 25 novembre: medici e infermiere sono a rischio soprattutto nei Pronto Soccorso e nelle strutture psichiatriche. Richiesta di norme più stringenti e formazione mirata per la tutela
Un dato allarmante emerge in Toscana alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: secondo la Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Firenze, ogni anno, 6 operatrici sanitarie su 10 sono vittime di aggressioni fisiche e verbali all’interno dei presidi sanitari.
Lucia Toscani, coordinatrice della Commissione, definisce il fenomeno come un “cortocircuito” in costante e preoccupante crescita:
“Anche nel 2025 il 60\% delle donne toscane che lavora in sanità, tra medici ed infermiere, ha denunciato di aver subito aggressioni. È chiaro che c’è ancora molto lavoro da fare per risolvere una situazione che resta allarmante”.
Pronto soccorso e psichiatria: le aree a rischio
La maggior parte degli episodi di violenza si concentra in aree particolarmente delicate dove l’emotività e la sofferenza sono amplificate:
-
Pronto soccorso: luoghi ad alta tensione e attesa.
-
Reparti psichiatrici: Contesti che coinvolgono largamente un aspetto emotivo complesso.
Toscani spiega che le dinamiche in questi spazi “tendono ad essere più tese, così come le reazioni, fisiche e verbali” e che anche questa forma di aggressione contro chi lavora per la cura “è violenza”.
Le contromisure richieste: formazione ed empatia
Per arginare questa piaga, l’Ordine dei Medici chiede un duplice intervento:
-
Formazione specifica: è necessario garantire una formazione adeguata al personale, affinché sappia “riconoscere in anticipo un comportamento potenzialmente a rischio” e gestirlo con efficacia.
-
Linguaggio empatico: è vitale lavorare sulla comunicazione del personale, che deve essere “empatico, pacato, capace di sciogliere eventuali contrasti”.
Tutela legale: non lasciare sole le professioniste
A livello normativo, pur riconoscendo l’introduzione di leggi (come l’arresto in flagranza) che aumentano l’effetto deterrente, il problema resta l’applicazione concreta. Lucia Toscani conclude con una richiesta cruciale per la tutela delle professioniste:
“È fondamentale che il personale non venga lasciato solo nel formulare le denunce: le minacce devono essere perseguite d’ufficio da parte delle Aziende sanitarie. Solo così potremo salvaguardare davvero le nostre professioniste”.

