In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il Presidente Marco Seracini lancia un appello per un cambiamento culturale: “La relazione umana nasce dall’incontro, non dalla forza. Cambiare si può e si deve, lo dico prima di tutto agli uomini”
Alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Fondazione Solidarietà Caritas ETS di Firenze interviene con un messaggio forte e diretto, definendo il fenomeno come una piaga sociale che mina la dignità e la convivenza.
Il Presidente della Fondazione, Marco Seracini, sottolinea come la violenza sia un problema che va oltre i confini del privato e del fisico:
“Ogni donna che subisce prevaricazioni, abusi o controllo è una storia interrotta, un futuro negato. Non possiamo accettare il silenzio. Purtroppo non ci sono soltanto i femminicidi e le violenze fisiche. Molte vivono quotidianamente forme di violenza che non lasciano lividi, ma isolano, annientano, tolgono valore e fiducia”.
Oltre le leggi: necessaria una rivoluzione culturale
Seracini mette in guardia dal rischio di “assuefazione” e chiede un impegno che vada oltre l’inasprimento delle sanzioni:
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Violenza invisibile: il Presidente ricorda che la violenza spesso si manifesta con “parole, dipendenza economica, minacce velate, tentativi di controllo o giudizi che bloccano la libertà personale”.
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Lavoro quotidiano: secondo Seracini, il cambiamento non può affidarsi solo a “leggi più severe, pur necessarie”, ma richiede un “profondo lavoro culturale quotidiano”, a partire dall’educazione affettiva nelle scuole.
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Responsabilità maschile: l’appello è rivolto in particolare agli uomini per una “mentalità nuova” basata su pari opportunità, ascolto e rispetto.
Il valore cristiano dell’incontro
La Fondazione Caritas sottolinea l’importanza della prospettiva etica e cristiana: “Per noi la relazione umana nasce dall’incontro, non dalla prevaricazione. L’altra non è mai proprietà. Dove c’è amore non esistono paura, minaccia o sopraffazione. Ferire una donna significa ferire ciò che è più sacro nella vita umana: la dignità della persona”.
La conclusione è un invito all’azione collettiva: “Ognuno può e deve fare la sua parte: ascoltare senza giudicare, credere a chi chiede aiuto, rompere l’indifferenza“.

